Continua il nostro viaggio alla scoperta degli organismi che popolano il mare di Napoli con MIND, la rubrica di Fondalicampania dedicata alla biodiversità del nostro golfo. In questa puntata racconteremo dei pesci appartenenti alla famiglia Trachinidae, comunemente noti con il nome di tracina, che comprende 9 diverse specie di pesci ossei e di acqua salata, comunemente conosciuti come tracine. Questi pesci vivono sui fondali sabbiosi del Mar Mediterraneo e anche degli oceani Atlantico e Pacifico.
Caratteristiche morfologiche
La tracina presenta un corpo allungato, per lo più cilindrico ma appiattito sul ventre, con caratteristiche craniche distintive: occhi globulosi e prominenti posizionati in alto e tra loro vicini. La bocca è di grandi dimensioni ed è caratterizzata da una mandibola protuberante. Le mascelle e le ossa palatino e vomere sono dotati di file di denti sottili (mostrati in figura 1) adattati a funzioni di predazione e di alimentazione.

Figura 1: Particolare di bocca della tracina. Foto di Alberto Biondi.
Questo pesce è dotato di numerose spine: la prima lunga pinna dorsale è preceduta da 5 o 6 spine che sono collegate alla ghiandola velenifera (cioè, la ghiandola che contiene il veleno). La seconda pinna dorsale, anch’essa lunga, è dotata di circa 30 raggi carnosi. Una lunga pinna anale è situata in posizione opposta e simmetrica a quella dorsale e la pinna caudale ha una caratteristica forma a delta. Le pinne pettorali, dotate di 16 raggi, presentano un margine arrotondato. Infine, la spina ventrale, costituita da un raggio spinoso e 5 raggi molli, è solitamente inserita in posizione giugulare.
La livrea mostra caratteristiche e colori specie-specifici, ma tutte le specie di tracine presentano un ventre di colore giallo-bianco. Ricordate cose indica il termine livrea? Ne abbiamo parlato anche a proposito del pesce drago.
Le dimensioni delle tracine variano di specie in specie: Trachinus collignoni ha un corpo lungo circa 15 cm, mentre Trachinus draco ha un corpo che può arrivare fino a circa 53 cm.
Sempre in agguato e pungente
Le tracine sono pesci che vivono sui fondali sabbiosi e la loro caratteristica corporea, rappresentata da un appiattimento della regione ventrale, favorisce la loro adesione al fondale (figura 2).

Figura 2: Trachinus draco su fondale sabbioso. Foto di Roberto Pillon.
Questi pesci sono in grado di infossarsi nei fondali sabbiosi, lasciando liberi gli occhi prominenti e le spine dorsali velenifere. Questo comportamento di mimetismo permette loro di non essere facilmente individuate e di osservare attentamente eventuali prede che si avvicinano, preparandosi ad un vero e proprio attacco a sorpresa. Quando una preda, come pesci, piccoli crostacei, anellidi e molluschi, si avvicina inconsapevolmente alla loro bocca, le tracine escono rapidamente dal loro nascondiglio per catturarla.
Quando si sentono minacciate, gli aculei velenosi di cui le tracine dispongono possono pungere eventuali predatori e l’uomo stesso. Quando calpestata, anche accidentalmente, la tracina inietta nell’uomo delle molecole proteiche, tra le quali la dracotossina. Questa tossina è definita termolabile, cioè che si altera sotto l’effetto del calore. Infatti, un trattamento immediato della puntura con una fonte di calore opportunamente elevato permette la denaturazione della proteina e, dunque, l’inattivazione del veleno della tracina. Il veleno di tracina contiene anche livelli significativi di istamina e catecolamine. L’istamina è un mediatore infiammatorio che contribuisce al dolore ed al gonfiore locali. Il veleno mostra anche attività enzimatica con la presenza di colinesterasi.
Per avere indicazioni precise su cosa fare e come curare una puntura di tracina, vi consigliamo le seguenti letture: Puntura di Tracina: cosa fare, come curarla e quanto dura il dolore e Puntura di tracina, cosa fare e cosa non fare.
Conclusioni
Termina qui questa tappa del viaggio di MIND. La prossima settimana ci aspetta un nuova tappa di MIND in compagnia delle murene. E di una leggenda che ha per protagonista, oltre alle murene, il ricco patrizio romano Pollione. Stay tuned!
Fonti
Foto di Alberto Biondi e Roberto Pillon da I pesci dei mari d’Italia
Le informazioni sulle componenti del veleno della tracina sono state ottenute da Comprehensive Overview of Venom Complexity and Identified Components beyond Dracotoxin

Studentessa di dottorato in computational and quantitative biology presso l’Università di Napoli Federico II dove ha conseguito la laurea magistrale in biologia – curriculum biomolecolare.

