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Portici dice “BASTA” al polistirolo: arrivano le cassette in polipropilene

da Simone Cerciello
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Da alcuni giorni il comune di Portici, e più precisamente la sua filiera ittica, rappresenta uno dei baluardi (o quella quantomeno è l’aspirazione) per la tutela del mare. L’amministrazione ha infatti detto definitivamente addio alle classiche, obsolete ed altamente inquinanti, cassette in polistirolo, introducendo ufficialmente il polipropilene.

L’iniziativa, resa possibile grazie ai fondi FEAMP, e nominata più tecnicamente “Sistema DUWO“, è promossa dal Flag Litorale Miglio d’Oro, soggetto affidatario degli HUB territoriali di Portici e Torre del Greco, e capitanata per l’occasione da Tortora Luca, coordinatore del programma.

Polistirolo, perché è PERICOLOSO?

È ormai storicamente noto che il polistirolo, soprattutto nei casi in cui è coinvolto con finalità da “usa e getta”, sia una molecola ad alto rischio degradazione meccanica e, di conseguenza, diffusione nell’ambiente. Vien da sé che nel momento in cui questi contenitori vengono utilizzati in attività affini al nostro mare, come la pesca, i residui possano finire inevitabilmente in mare, creando non pochi danni per la qualità di quest’ultimo (come testimoniato anche dai rilevamenti che periodicamente pubblichiamo sul nostro sito).

Polipropilene, perché è VANTAGGIOSO?

Proprio questa debolezza strutturale del polistirolo ha spinto dunque i ricercatori a studiare delle alternative sostenibili per il settore ittico, individuando proprio nel polipropilene “l’erede ideale” delle classiche cassette bianche. Il motivo? A spiegarlo è stato lo stesso Tortora a margine della consegna del materiale: “Le cassette in polipropilene sono contenitori rigidi progettati per sostituire le tradizionali cassette. A differenza del polistirolo, che si sfarina e si rompe facilmente, il polipropilene è una plastica solida e flessibile che sopporta urti, pesi elevati e sbalzi termici senza danneggiarsi.

Possono essere sottoposte a cicli continui di lavaggio e sanificazione ad alte temperature negli hub di terra, garantendo la totale sicurezza igienico-sanitaria per l’uso alimentare e la conservazione del pesce fresco”. Interessante è infine il dettaglio finale introdotto da Tortora: “Spesso in queste cassette contengono un tag RFID o microchip per tracciare la filiera del pescato e monitorare i cicli di utilizzo e sanificazione del contenitore”.

Esiste inoltre un vero e proprio protocollo, già operativo, e sviluppato in collaborazione con l‘ASL Napoli 3 Sud, l’Università degli Studi di Napoli Federico II e la Guardia Costiera, che garantisce elevati standard di sicurezza, alimentare ed igienica, nonché la tracciabilità del pescato stesso.

Soluzione o goccia nel deserto? Nel frattempo si fa rete

Alla consegna delle prime cassette, avvenuta nella giornata di domenica 3 agosto, vi erano anche il Sindaco di Portici Claudio Teodonno, l’Assessore all’Ambiente Florinda Verde, il presidente del Flag Maurizio Minichino e naturalmente il già citato, coordinatore di progetto, Tortora Luca, a testimonianza di una sinergia che abbraccia diversi settori e che ha come obbiettivo unico quello di salvaguardare il nostro mare.

Di certo non siamo di fronte alla chiave di volta che salverà le nostre acque dall’inquinamento, ma anche solo il semplice fatto che alcune amministrazioni stia attenzionando la tematica, può indurre a ragionare con cauto ottimismo per il futuro, con la speranza che la tutela del mare diventi sempre più il punto focale della politica e delle associazioni.

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