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Il clima ha la febbre, e nessuno sta chiamando il medico

da Davide De Stefano
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Attenzione amici lettori, questo articolo contiene alcuni paragrafi che potrebbero sembrare uno sfogo personale ma che in realtà rappresentano il tentativo di stimolare  una riflessione ideologica più profonda in merito al concetto di tutela ambientale, buona lettura.

Fa caldo, ma questo è soltanto l’inizio di una nuova fase che porterà il clima del nostro pianeta verso nuovi record. Secondo l’ultimo rapporto dell’UNEP, il riscaldamento globale supererà probabilmente la soglia critica di 1,5 gradi nei prossimi anni. Anche nello scenario ottimistico, in cui i governi rispettassero gli impegni presi sul clima, il picco previsto arriverebbe comunque a 1,8 gradi.

So che è una forma di comunicazione brutale, me ne rendo conto. Ma credo che in certi casi non sia possibile usare un linguaggio diverso: in ballo c’è il futuro della nostra specie, quindi almeno per questa volta preferisco non essere troppo prudente nell’esprimermi.

Ignoranza e complottismo frenano il dialogo

Sono ormai diversi anni che comunichiamo il cambiamento climatico e le sue conseguenze, ma qualunque discorso sembra non avere presa sui governi. Molti prendono la situazione sotto gamba, come dimostrano sfacciatamente in più occasioni, con un’ignoranza avvilente, pronunciando con ilarità frasi come questa, detta dal Presidente del Senato Ignazio La Russa durante un intervento pubblico sul caldo estremo e il cambiamento climatico: “Ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo.”

Ebbene sì, sono queste le persone che attualmente ci rappresentano politicamente. Ma possiamo stare tranquilli: il problema è globale, e anche loro non potranno fare altro che arrendersi all’evidenza. Il rischio è che si sveglino troppo tardi, mentre intanto le classi sociali più povere stanno già pagando a caro prezzo questo ritardo.

Sul fronte complottista non nutro alcun rispetto: è un fenomeno patologico, materia a sé, che non ha nulla a che vedere con la diversità di opinioni. Eppure è un’attività divulgativa fin troppo fervente, un ampio ventaglio di sciocchezze che prima faceva soltanto ridere e ora sta diventando fastidioso, perché limita la possibilità di intraprendere una discussione matura fra cittadini che credono ancora nella cultura come strumento di dibattito e progresso sociale.

In questo marasma di informazioni a cui siamo sottoposti quotidianamente è facile perdersi, e il ruolo di chi fa informazione diventa sempre più complesso, ma allo stesso tempo affascinante.

Pochi centesimi di grado di differenza hanno un enorme impatto sul Pianeta Terra

Tornando al fatto: cosa vuol dire superare 1,5 gradi, e come mai pochi centesimi di grado possono avere conseguenze così importanti sugli equilibri ecosistemici?

Immaginiamo che la Terra sia come una persona con la febbre. Se la temperatura sale da 37 a 38 °C, un solo grado in più può sembrare poco. Ma per il corpo fa una grande differenza: alcuni organi iniziano a funzionare peggio e, se la febbre continua a lungo, possono comparire problemi sempre più seri.

Con il clima succede qualcosa di simile. 0,2 o 0,3 °C in più sembrano pochissimi, ma non significa che gli effetti aumentino proporzionalmente: quel piccolo aumento può rendere alcuni fenomeni molto più frequenti o intensi.

Quando la temperatura aumenta, per esempio, il terreno e l’acqua tendono a perdere più umidità. Una zona che prima riusciva a sopportare una certa siccità potrebbe trovarsi in una situazione molto più difficile: le piante soffrono, aumenta il rischio di incendi, diminuisce l’acqua disponibile. Allo stesso tempo, le ondate di calore possono diventare più frequenti e durare più a lungo.

La stessa cosa può succedere agli animali e agli ecosistemi. Ogni specie ha dei limiti: può sopportare una certa temperatura, una certa quantità d’acqua, una certa acidità del mare. Se continuiamo ad aumentare la temperatura, alcune specie possono essere spinte oltre questi limiti. E quando una specie scompare da un ecosistema, le conseguenze ricadono anche su tutte le altre specie che dipendono da essa.

Quali sono i rischi del protrarsi di queste temperature?

Non conta soltanto quanto aumenta la temperatura, ma anche per quanto tempo rimane alta.

Immaginiamo di mettere una pentola sul fuoco. Se la scaldi per pochi secondi, probabilmente non succede quasi nulla. Se invece la lasci sul fuoco per un’ora, anche spegnendola dopo, quello che è successo nel frattempo può non essere immediatamente reversibile.

Con il clima può accadere qualcosa di simile. Se la Terra supera temporaneamente 1,5 °C e poi riesce a tornare verso quella temperatura, non significa necessariamente che tutto tornerà esattamente come prima.

Un ghiacciaio sciolto non ricompare non appena la temperatura diminuisce. Un ecosistema che ha perso alcune specie può avere bisogno di moltissimo tempo per recuperare e, in certi casi, potrebbe non tornare più alle condizioni precedenti. Anche l’innalzamento del livello del mare resta un problema per molto tempo.

Per questo 1,6 °C, 1,7 °C o 1,8 °C non sono semplicemente numeri leggermente più grandi di 1,5 °C. Ogni frazione di grado può aumentare i rischi e, soprattutto, ridurre le possibilità di evitare alcuni danni.

Ecco perché il messaggio dell’UNEP è molto semplice: non dobbiamo pensare “tanto supereremo comunque 1,5 °C, quindi non cambia più nulla”. Al contrario: se riusciamo a limitare il picco, anche di pochi decimi di grado, e a ridurre il tempo trascorso sopra 1,5 °C, possiamo evitare una parte dei danni e mantenere aperte più possibilità per il futuro. Il rapporto sottolinea infatti che ogni frazione di grado evitata e ogni anno di overshoot ridotto possono salvare vite, proteggere ecosistemi e ridurre le perdite economiche.

Il potere di una rete di cittadini informati per invertire il trend negativo

Qualcuno si chiede cosa possiamo fare noi cittadini perché le cose cambino. La risposta non è semplice, e saremmo folli o complottisti se pretendessimo di dare una spiegazione facile a fenomeni così complessi. Tuttavia la nostra specie, nel corso dei millenni, ha dimostrato di saper essere unita davanti alle sfide a cui è stata sottoposta: una corretta informazione e un dialogo sano sono gli ingredienti giusti per invertire la rotta, ma serve uno sforzo collettivo importante.

Possiamo informarci, sostenere iniziative ambientali, chiedere alle amministrazioni e alle aziende scelte più sostenibili, segnalare i problemi del territorio.

Da solo, il singolo cittadino può fare poco. Ma quando milioni di persone fanno scelte consapevoli e chiedono cambiamenti alle istituzioni, il sistema ne risente profondamente. Per questo non dobbiamo pensare che le nostre azioni siano inutili: il vero obiettivo è trasformare le scelte individuali in azione collettiva.

Che ognuno faccia sempre la sua parte e tenda la mano al dialogo, evitando di trincerarsi in false zone di comfort fatte di risposte comode e muri di cartapesta che, quando arriva la tempesta, volano via.

fonte UNAP ufficiale https://www.unep.org/news-and-stories/press-release/new-climate-pledges-only-slightly-lower-dangerous-global-warming

Rapporto UNAP in Pdf sull’innalzamento della temperatura del pianeta

foto anteprima : https://www.reteclima.it/temperatura-della-terra/

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