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Continua incessante l’inversione di rotta dall’amministrazione Trump in merito alle politiche di tutela dell’ambiente.
Il 14 settembre l’EPA, Environmental Protection Agency, cioè Agenzia per la Protezione dell’Ambiente degli Stati Uniti, ha annunciato la cancellazione della maggior parte dei limiti alle emissioni di gas serra introdotti dall’amministrazione Biden per le centrali elettriche alimentate a carbone e gas naturale. Contemporaneamente ha proposto di eliminare anche gli ultimi standard federali rimasti sulle emissioni climalteranti del settore elettrico.
La nuova era dell’EPA: meno potere sulla CO₂
In parole povere, gli Stati Uniti non si stanno limitando ad ostacolare le politiche di contrasto al Cambiamento Climatico ma adotteranno un sistema per cui anche nel prossimo futuro sarà difficile obbligare le aziende a ridurre le emissioni , lo scopo di Trump è quello di “depotenziare” l’Epa, cioè di limitare il suo potere decisionale in merito all’attuazione di regole per il controllo delle emissioni.
Se l’amministrazione Trump dovesse riuscirci, sarebbe più complicato nel prossimo futuro ridurre le emissioni.
Secondo il Global Carbon Budget, nel 2024 la Cina è stata di gran lunga il maggiore emettitore mondiale di CO₂, con circa 12,3 miliardi di tonnellate. Al secondo posto si sono collocati gli Stati Uniti, con circa 4,9 miliardi di tonnellate, seguiti dall’India, con circa 3,2 miliardi. L’Unione Europea, considerata nel suo insieme, ha invece prodotto circa 2,4 miliardi di tonnellate di CO₂.
In altre parole, gli Stati Uniti rappresentano ancora oggi uno dei principali responsabili delle emissioni globali, secondi soltanto alla Cina.
Per quanto riguarda invece le emissini pro capita gli Stati Uniti risultano essere molto elevate.
Nel 2024 gli Stati Uniti hanno emesso circa 14 tonnellate di CO₂ per abitante, quindi quasi tre volte la media mondiale, che si aggira intorno alle 5 tonnellate pro capite.
Cosa aspettarci per il futuro?
Il Climate Action Tracker, analizzando le politiche adottate dall’amministrazione Trump, stima che le emissioni statunitensi nel 2030 potrebbero essere circa il 14–15% più alte rispetto a quanto sarebbero state nello scenario basato sulle politiche climatiche dell’amministrazione Biden. Per il 2035 la differenza stimata sale al 13–18%.
Il problema non è necessariamente un’immediata esplosione delle emissioni, ma il rischio che gli Stati Uniti rallentino o interrompano il percorso di decarbonizzazione nei prossimi dieci anni.
La sfida dell’Europa: non seguire la retromarcia americana sul clima
Se con paesi come la Cina, il dialogo in merito a certe faccende risulta complesso, quello con gli Stati Uniti, dovrebbe essere più semlice perchè agevolato dagli intrecci socio economici del del blocco occidentale.
Le politiche Americane influenzano i nostri mercati e il rischio è quallo di farsi coinvolgere in una pericolosa spirale di eventi che farebbero regredire le nostre ambizioni in merito alla riduzione delle emissioni.
Recentemete l’UE fissato per legge l’obiettivo di ridurre le emissioni nette del 90% entro il 2040 rispetto al 1990, mantenendo la neutralità climatica al 2050. Ma questo target potrebbe essere condizionato dalle politiche oltre Oceano , ci auguriamo per il bene della collettività che l’Europa non ceda alla tentazione di seguire il cattivo esempio.
fonti:
Epa
Copernicus
https://essd.copernicus.org/articles/18/3211/2026/
previsioni clima
https://climateactiontracker.org/countries/usa/policies-action/
Foto anteprima Focus
Davide De Stefano è attivista presso l’associazione Fondalicampania Aps, dove riveste il ruolo di Presidente. “Passione e competenza sono la base di un percorso associativo sano e produttivo. Dedicare parte del nostro tempo alla cura del bene comune è fondamentale per promuovere una crescita collettiva e tutelare la nostra salute. Il rispetto delle idee altrui nasce dalla consapevolezza che apparteniamo tutti a un’unica grande Tribù Globale. Cooperare, dunque, è uno strumento essenziale per proteggere l’ecosistema di cui facciamo parte.”

