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Pietrarsa è davvero balneabile ? Il retroscena di un litorale trascurato

da Elisabetta Rota
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a cura di Elisabetta Rota

Sono giorni che tra le varie testate campane e nazionali circola la notizia della recuperata balneabilità del mare di Pietrarsa, a San Giovanni a Teduccio.

Pietrasa è davvero balneabile ? Ad annunciarlo è stata l’ARPAC, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Campania. Ad essere balneabili sembrerebbero essere i 929 metri della costa di Pietrarsa, mentre gli altri 1.776 metri risulterebbero “non risanabili”.Pietrarsa è davvero balneabile?

Tuttavia, il litorale di San Giovanni (compresa la frazione di Pietrarsa) è stato per decenni oggetto di sversamenti da parte di attività metalmeccaniche e conciarie, indirettamente anche di industrie edili e del legno. Il tutto, sommato agli scarichi degli alvei delle zone limitrofe, rende difficile ai cittadini di Napoli Est credere in una così improvvisa balneabilità.

Per approfondire meglio la questione, abbiamo chiesto l’aiuto di due figure esperte. Antonio Carcarino, è il fondatore del Comitato Storico 2003, e si occupa ormai da anni dei litorali di Portici e San Giovanni a Teduccio. Valerio Caruso, invece, è un giovane storico che si occupa della zona Est di Napoli, concentrando i suoi studi sulla storia ambientale e la deindustrializzazione del posto.

Le condizioni del mare di San Giovanni

Come prima cosa, Antonio Carcarino ci invita a fare chiarezza: «Iniziamo col dire che non è corretto parlare del mare o della spiaggia di Pietrarsa. Quest’ultima si trova ai confini tra San Giovanni e Portici ed è composta da una scogliera, non ha sabbia. Se pure dichiarata balneabile, quella zona non è comunque accessibile alle persone. L’ARPAC avrebbe dovuto concentrarsi sul litorale di San Giovanni, è quello il posto che le persone dovrebbero poter sfruttare».

Appurato ciò, non ci resta che capire da cosa provengono i dubbi sulla balneabilità del mare. Un indizio sono sicuramente i colibatteri e gli elementi inquinanti possibilmente presenti nell’acqua. Su questo ci aiuta Valerio Caruso: «I colibatteri sono scaricati a mare attraverso gli alvei Sannicandro e Pollena, che sono privi di qualunque depurazione.

Gli scarichi non sono a Pietrarsa, ma uno è poco oltre la “spiaggia dei pescatori”, l’altro sulla spiaggia del Municipio. In determinate occasioni ci sono state delle concentrazioni molto elevate anche a Pietrarsa, da collegare a malfunzionamenti e/o scarichi eccessivi oltre che ad una marea che va in direzione di Pietrarsa. Sarebbe da rivedere l’intero sistema degli scarichi fognari di un bacino residenziale immenso, che va da San Giovanni a Volla, per capire meglio il problema.

Da circa due anni i livelli di colibatteri a Pietrarsa sono nella norma, ma resta da capire il perché di questi sforamenti improvvisi».

Oltre ai colibatteri, però, c’è anche la questione molto più complessa dei residui dell’inquinamento industriale, «Sullo specchio di Pietrarsa hanno sversato direttamente per decenni diverse attività, ma non ci sono dati sui livelli di inquinamento industriale. Questo perché la legge sulla balneabilità prevede di calcolare solo i colibatteri per definire se uno specchio sia balneabile o meno. Ma qualora ci siano concentrazioni elevate di metalli e metalloidi, IPA, PCB o composti organici, possono presentare gravi rischi per la salute, la cui tutela è indicata come obiettivo esplicito della legge sulla balneabilità. Quindi c’è qualche contraddittorietà nella normativa».

Gli sversamenti urbani

Ad accomunare il pensiero dei due esperti, è il fenomeno moderno degli sversamenti urbani. La presenza di vera e propria spazzatura in mare e sulle spiagge, e dell’alto tasso di microplastiche, è molto probabilmente dovuto agli sversamenti fognari e ai rifiuti cittadini. Le microplastiche potrebbero provenire anche dagli ammorbidenti, dai vestiti in fibre plastiche lavati in lavatrice e persino dai dentifrici. I rifiuti più grandi, invece, potrebbero non essere stati filtrati dai depuratori oppure esser stati dispersi nell’ambiente direttamente dalle persone. Secondo Antonio Carcarino, dunque, «Dobbiamo preoccuparci degli scarichi industriali così come di quelli urbani».

Non fidarsi è meglio

Nonostante il mare del tratto di Pietrarsa risulti effettivamente balneabile, prendere precauzioni e porsi qualche domanda è sempre meglio. Secondo il dott. Caruso: «È giusto sollevare dubbi e farlo continuamente, stimolando un confronto con le pubbliche amministrazioni e i tecnici, per chiarire le tante criticità che si percepiscono. Questo non per mania di protagonismo ed eccesso di sentimentalismo, come spesso dicono i più arroganti tra gli amministratori locali, ma perché siamo in un Sito di Interesse Nazionale, con un secolo e mezzo di storia industriale e caos edilizio. Quindi bisogna stare molto più attenti».

Concorde è il parere di Carcarino, che espone anche delle possibili soluzioni alle attuali condizioni in cui riversa il mare del litorale di San Giovanni: «Bisognerebbe monitorare tutti gli alvei, i rivoli, i regi lagni. Bisogna capire se sono o meno tombati, quali rifiuti portano e quali sono i punti dai quali straripano. Ad ogni depuratore servirebbero dei grigliati o dei sacchi a rete, in modo tale da selezionare e distribuire le acque con i rifiuti solidi».

a cura di Elisabetta Rota

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