La regione Campania continua a fare i conti con una forte pressione ambientale e con numerose forme di illegalità sulle proprie coste. A raccontarlo è il nuovo rapporto Mare Monstrum 2026 di Legambiente, che esamina i dati relativi al 2025 e restituisce un quadro fatto di abusivismo, scarichi, gestione illecita dei rifiuti e violazioni legate alla tutela del mare. Con 8.746 violazioni complessive, tra reati e illeciti amministrativi, la Campania si riconferma al primo posto in Italia per illegalità lungo le coste. Ma dietro il dato complessivo c’è una questione ancora più delicata: quella dell’inquinamento e della depurazione, che continua a rappresentare una delle principali fragilità del territorio.
Dalle foci alla costa, i punti più fragili
Nel 2025 in Campania sono stati accertati 1.655 reati riconducibili a quest’ambito. Il fenomeno non riguarda soltanto ciò che accade direttamente lungo la costa. Una parte significativa del problema nasce proprio sulla terraferma, attraverso scarichi, sistemi fognari e impianti di depurazione che non sempre riescono a garantire un trattamento adeguato delle acque.
La situazione si complica grazie alle verifiche effettuate da Goletta Verde. Nel monitoraggio realizzato nel luglio 2026 sono stati analizzati 31 punti della costa campana (nelle province di Napoli, Caserta e Salerno) e quasi la metà è risultata oltre i limiti microbiologici. Le situazioni più critiche sono state individuate soprattutto in corrispondenza delle foci di fiumi e canali, luoghi in cui eventuali problemi nella gestione delle acque possono diventare immediatamente visibili anche in mare.
Questo non dimostra che la costa campana sia interamente inquinata. I dati di Goletta Verde hanno una funzione di monitoraggio delle criticità e non sostituiscono quelli ufficiali sulla balneabilità. Secondo ARPAC, nel 2026, il 98% dei chilometri di costa campana risulta balneabile e il 91% rientra nella classe di qualità “eccellente”. Proprio questa apparente contraddizione aiuta a comprendere la complessità del problema: un mare in gran parte balneabile può comunque essere interessato da episodi di inquinamento localizzati.
Dagli scarichi agli abusi: le emergenze di una costa da tutelare
L’emergenza, dunque, non si esaurisce nell’immagine dello scarico abusivo o del tratto di mare torbido. È il risultato di una serie di problemi che coinvolgono la gestione del territorio. La Campania è sempre sotto l’attenzione delle infrazioni europee legate alla depurazione. Tra i progetti più rilevanti c’è quello relativo al depuratore di Napoli Est, per il quale nel 2026 sono stati avviati i lavori di adeguamento. L’obiettivo è ridurre il carico inquinante che arriva nel Golfo e rendere più efficiente il sistema depurativo regionale.
Accanto alla depurazione rimane poi il problema del cemento illegale. Il rapporto Mare Monstrum segnala oltre mille reati nell’insieme dell’abusivismo costiero campano, tra costruzioni illegali, occupazioni del demanio e altri interventi non autorizzati. È un fenomeno che non riguarda soltanto il paesaggio: costruire dove il territorio dovrebbe essere tutelato significa degradare o addirittura, spazzare via interi ecosistemi e rendere più complessa la gestione di fognature, rifiuti e servizi.

Il quadro che emerge è quindi quello di una costa sotto pressione, ma non di una costa senza speranza. Da una parte i dati sulle illegalità mostrano quanto siano profonde alcune criticità; dall’altra, i dati ARPAC ricordano che la qualità delle acque campane non può essere descritta soltanto attraverso le emergenze. La vera sfida sarà trasformare gli interventi sulla depurazione e sul territorio in una tutela concreta ed efficiente. Bisogna affrontare l’emergenza e prevenire ogni giorno il rischio che l’inquinamento diventi parte della costa.


