Home Attualità Scarichi fognari nelle acque tra Gaiola e Nisida: l’allarme diventa anche alimentare

Scarichi fognari nelle acque tra Gaiola e Nisida: l’allarme diventa anche alimentare

da Paolo Gennaro Aprilini
0 commento

Le acque che bagnano il tratto di costa tra la Gaiola e Nisida, rappresentano da sempre un piacere paesaggistico per gli occhi, quanto un dispiacere balneare e ambientale per la fauna marina, questo a causa dell’impatto che hanno, sia gli scarichi fognari, che gli impianti di depurazione non abbastanza efficienti e sovraccarichi. La zona, inoltre, è anche ben nota per la sua fragilità a causa delle forti piogge che trasportano rifiuti di plastica ed organici direttamente nel mare.

Analisi e dati ambientali delle acque e della costa

In queste settimane proprio in questa zona sono stati effettuati campionamenti microbiologici, tramite Arpac, i quali hanno evidenziato aumenti dei livelli di contaminazione microbiologica, ovvero la presenza di microplastiche e batteri fecali. Il comune di Napoli spesso aggiorna la possibilità sia di balneazione che di attività più formative come l’immersione riguardo al fondale, anche se gli esperti tutt’oggi raccomandano di non entrare in acqua per evitare infezioni. L’inquinamento delle sue acque però non va in vacanza, essendo un problema persistente da anni.

L’allarme non riguarda solo la balneazione, ma diventa anche un campanello di allarme anche per il cibo che arriva sulle nostre tavole. Alcuni studi e ricerche, come l’EFSA, ci descrivono come i molluschi bivalvi (vongole, cozze, ostriche, telline), che popolano fondali sabbiosi o rocciosi, siano anche organismi “filtratori”, cioè che assorbono virus, batteri, contaminanti fecali e microplastiche. In questo scenario la conseguenza sanitaria potrebbe essere dunque molto seria, poiché malattie note, come l’epatite A o l’escherichia coli, che provocano infezioni intestinali e urinarie, potrebbero facilmente diffondersi.

Il coralligeno sui fondali: criticità tra indicatori ecologici

Secondo recenti attività di ricerca del Parco Sommerso di Gaiola sull’habitat marino del Golfo di Napoli, il fondale nell’area Gaiola-Nisida, che si estende per 167 ettari, conviverebbero banchi di coralligeno e praterie di Posidonia oceanica, rappresentando un fondamentale hotspot di biodiversità dall’elevato valore naturalistico.

Questi hotspot marini però presentano anche una marcata soggettività ai cambiamenti ambientali, proprio a causa degli eccessivi scarichi fognari che ne stanno alterando l’equilibrio biologico. Il coralligeno, in particolare (una grande catena di coralli), ha una crescita così lenta che si forma solo in decenni, o addirittura secoli; quindi, se danneggiati da rifiuti o altro, è comprensibile possano vivere una fase di ricrescita molto lenta.

acque bagnano tratto costa

Un equilibrio marino che necessita una tutela concreta

Il quadro generale che emerge sulle acque che bagnano il tratto di costa tra Gaiola e Nisida descrive un ecosistema complesso in cui ambiente marino, biodiversità e attività umane sono strettamente connessi. In questo contesto, il problema assume una dimensione più ampia: non si tratta solo di un impatto paesaggistico o turistico, ma di una possibile ricaduta anche sulla sicurezza ambientale e alimentare.

La tutela di questo tratto di costa richiede, quindi, un’attenzione costante, un controllo efficace dei fattori di inquinamento per preservare un patrimonio naturale che non riguarda solo l’ambiente, ma anche la salute e il futuro del territorio. In questo scenario l’aspetto più critico è la continuità del fenomeno, e non un episodio isolato, ma una condizione persistente che solleva interrogativi sulla gestione degli scarichi, sull’efficacia dei sistemi di depurazione e sulla reale tutela da parte del Comune di Napoli.

 

Leggi anche

Lascia un Commento

Questo sito web utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza. Continuando la navigazione intenderemo che tu sia d'accordo, ma puoi annullare l'iscrizione se lo desideri. Accetta