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Diritto e inquinamento delle acque: rischi e responsabilità

da Sabrina Aquino
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Allo stato attuale si è perfettamente consapevoli dei rischi per la salute di vivere in un ambiente inquinato? Siamo coscienti di cosa comporta fruire di acque colme di microplastiche e sostanze chimiche? È ormai ben noto che l’inquinamento del  nostro Pianeta devasta gli ecosistemi,  distrugge la biodiversità e la fauna, ma forse non siamo del tutto consapevoli dei danni che noi stessi procuriamo alla nostra salute, e del diritto alla salute che viene violato avvelenando le stesse acque da cui ci abbeveriamo, gli stessi alimenti con cui ci nutriamo, gli stessi mari in cui nuotiamo.

Inquinamento: danni alla biodiversità e alla salute

Sebbene alcune forme di inquinamento, grazie al processo tecnologico si sono ridotte notevolmente, siamo responsabili di circa 9 milioni di morti  nel momento (un decesso su sei). Per cui tutt’oggi l’inquinamento è la causa principale di malattie e morte premature nel mondo.

acque e inquinamento

Nell’inseguire il maggior guadagno, si stressa allo strenuo l’azienda produttiva, in aggiunta ad un’urbanizzazione selvaggia, e alla crescita della popolazione si sottopone di conseguenza l’ambiente, gli animali, piante e noi stessi esseri umani ad un’esposizione multifattoriale cronica di sostanza chimiche, aumentata esponenzialmente a più del 66%,  che lentamente logorano la nostra salute.

Tuttavia la fonte primaria, alla base di tutti i processi produttivi di beni e servizi e della sopravvivenza stessa degli esseri viventi sul nostro Pianeta, è l’acqua. Fiumi, laghi, zone, umide, acque sotterranee, mari sono minacciati da circa 400 milioni di tonnellate di sostanze chimiche che derivano da impianti industriali e disseminate ogni anno nelle acque del mondo.

Principi Comunitari e diritto nazionale sull’inquinamento

Nonostante il diritto a vivere in un ambiente salubre e non inquinato, seppur non esplicitamente enunciato dalla Corte Cedu, sia sotteso in via estensiva dalla Corte Edu al diritto alla vita e al domicilio con lo scopo di proteggere l’ambiente da gravi inquinamenti, si stima che circa 1,4 milioni morti al mondo ogni anno siano diretta conseguenza dell’inquinamento idrico.

Nel Mediterraneo circa l’87% delle aree ha conseguenze dirette legate allo sversamento illegale di sostanze industriali e rifiuti di plastiche, microplastiche che si insinuano nel nostro sistema immunitario, causando malattie endocrine, tumori e nei casi peggior il decesso.

Da recenti indagini gli esseri umani ingeriscono microplastiche continuamente, provieniti dagli ambienti acquatici ma anche dall’acqua del rubinetto all’acqua in bottiglia, dai mari e dai fiumi. I  PFAS scomposti chimici sintetici, famosi per la loro durevolezza, tuttavia il corpo umano riesce a sopportare tra lo 0,1 grammo e 1 grammo, allo stato attuale in media ne ingeriamo circa 5 grammi, corrispettivo di una carta di credito ( circa 5 grammi), a settimana.

In Italia il diritto alla salute è garantito dalla Costituzione, in che modo viene tutelata la salute in un ambiente inquinato, che causa milioni di malati e morti ogni anno?

Inquinamento e responsabilità civile

La responsabilità civile per danno ambientale è prevista dal nostro ordinamento, in conformità con il principio comunitario del “chi inquina paga”, e dall’art. 18 della legge 8.7.1986, n. 349.  E’ un tipo particolare di responsabilità extracontrattuale di fatti, dolosi o colposi, che causano un danno “ingiusto” all’ambiente, dove l’ingiustizia è individuata nella violazione di una disposizione di legge e dove il soggetto titolare dei
risarcimento è  esclusivamente lo Stato. 

Tuttavia la strada risarcitoria per i soggetti privati che lamentano una lesione di un bene individuale, come la salute resta aperta anche ai privati.  Che peso ha l’inefficienza del contrasto all’inquinamento dello Stato con la lesione della salute ?

La legge prevede ai danni di chi cagiona un danno ambientale il risarcimento pecuniario ed il ripristino dello stato dei luoghi a spese dei responsabile (art. 18, comma 8), da disporsi “ove possibile”. E’ realisticamente possibile ripristinare lo stato e i luoghi quando l’ambiente leso sono i mari, le acque, il Pianeta stesso?

E’ sufficiente il calcolo di un risarcimento pecuniario detto “esatto ed equivalente” per commisurare un danno così permanente e irreversibile?

Il diritto alla salute di ognuno di noi è direttamente connessa all’ambiente in cui viviamo, e quando questo viene contaminato e lo Stato non attua le misure adeguate per tutelarci , e quando restiamo inermi a guardare un disastro imminente, siamo corresponsabili di un danno  quasi mai commisurabile a livello pecuniario.

La responsabilità dell’ecocidio è condivisa, e tacitamente legittimata.

Non è più possibile restare in attesa di un cambiamento lento,  ma è tempo di una svolta efficace. E’ un problema ben più profondo che ha contaminato le condotta primarie della nostra vita, minacciando la nostra salute ed ogni aspetto della nostra esistenza.

La tutela dei diritti fondamentali è una garanzia non una pretesa.

 

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