Quando c’è un conflitto a fuoco non esistono vincitori né vinti: siamo tutti perdenti.
L’impegno dei volontari per il clima è prima di tutto una questione culturale. La salute del pianeta è una priorità assoluta, indiscutibile, e l’unica causa per la quale vale la pena lottare se vogliamo garantire un futuro all’umanità.
Stiamo attraversando tempi in cui il termine “cambiamento climatico” è stato bandito dalle agende politiche dei principali leader mondiali. Come se non bastasse, il mondo è scosso da numerosi conflitti bellici che compromettono gli equilibri ecosistemici, (sbiancamento coralli, scioglimento ghiacciali ed altre gravi conseguenze) oltre a incentivare odio e disperazione.
Sono tanti gli episodi che affliggono chi ha ancora un minimo di coscienza morale attiva. Fra questi emerge ciò che è accaduto in Medio Oriente, dove a seguito di un bombardamento i cieli di Teheran si sono ricoperti di nero ed è piovuto petrolio per alcune ore.
Lo scenario è post-apocalittico, e a provocarlo sono persone che non hanno a cuore il destino dell’umanità. Eppure il silenzio che circonda questi eventi è forse il segnale più allarmante: quando la distruzione ambientale diventa collaterale di guerra, sparisce dai radar dell’informazione e dall’indignazione collettiva.
Alcune riflessioni
Ogni bomba che cade non colpisce solo corpi e edifici — avvelena falde acquifere e il mare, brucia ecosistemi, rilascia nell’aria e nel suolo sostanze tossiche che nessun cessate il fuoco potrà bonificare. La vera sconfitta non si misura sui campi di battaglia, ma nei decenni di danni invisibili che le generazioni future saranno costrette a ereditare, senza averli scelti né causati.
I volontari per il clima devono parlarne perché l’informazione è la prima forma di cura. Perché nominare ciò che accade è il primo passo per non accettarlo. E perché in un mondo in cui chi ha il potere sceglie cosa è degno di attenzione, la voce di chi non ha interessi da proteggere — se non il futuro comune — è l’unica voce davvero libera.
foto copertina : hostariaapicius
Davide De Stefano è attivista presso l’associazione Fondalicampania Aps, dove riveste il ruolo di Presidente. “Passione e competenza sono la base di un percorso associativo sano e produttivo. Dedicare parte del nostro tempo alla cura del bene comune è fondamentale per promuovere una crescita collettiva e tutelare la nostra salute. Il rispetto delle idee altrui nasce dalla consapevolezza che apparteniamo tutti a un’unica grande Tribù Globale. Cooperare, dunque, è uno strumento essenziale per proteggere l’ecosistema di cui facciamo parte.”

