Per qualche giorno San Giovanni a Teduccio è sembrata diventare la Riviera. Titoli entusiastici, fotografie della sabbia appena sistemata, dichiarazioni trionfali degli amministratori. La “spiaggia del Municipio” viene presentata come il simbolo della rinascita del litorale orientale: bonifica completata, certificazione ottenuta e potrebbero arrivare addirittura ombrelloni, sdraio, bagni pubblici e servizi gratuiti. Una grande notizia, almeno sulla carta.
Perché appena si esce dai comunicati e si entra nei gruppi Facebook del quartiere, nei racconti dei residenti, nelle testimonianze di chi quella sabbia e quel mare li guarda ogni giorno, l’atmosfera cambia completamente. La domanda che molti si pongono è tanto semplice quanto scomoda: davvero basta “smuovere” la sabbia per dire che una spiaggia sta bene?
Il grande equivoco sulla spiaggia del Municipio
La confusione nasce tutta qui. Da settimane si parla della spiaggia come se fosse tornata a nuova vita. Eppure la maggior parte dei cittadini più attenti sa bene che la questione non è mai stata soltanto la sabbia. San Giovanni a Teduccio è uno dei luoghi simbolo della storia industriale e dell’inquinamento di Napoli Est. Decenni di fabbriche in attività, scarichi, abbandono, aree dismesse e criticità ambientali hanno lasciato una ferita che nessuno può pensare di cancellare semplicemente girando qualche metro di sabbia con le ruspe.
Anche perché la bonifica dell’arenile è una cosa, la salute del mare è un’altra. E sono proprio queste due questioni che nel dibattito pubblico sembrano essersi sovrapposte fino a diventare indistinguibili e creando confusione tra i residenti. Il messaggio che arriva ai cittadini sembra essere: la spiaggia è pulita quindi il mare “è tornato”. Ma non è così.
Cosa dice davvero ARPAC
Qui occorre essere precisi, ARPAC ha certificato il completamento degli interventi relativi all’arenile. Questo è il dato ufficiale. Ma ARPAC non ha dichiarato che il mare di San Giovanni a Teduccio sia improvvisamente diventato una cartolina tropicale, o comunque non tutto. Al contrario, nei monitoraggi più recenti continua a esistere un’area soggetta a divieto permanente di balneazione e oggetto di osservazione. È una distinzione fondamentale che spesso scompare nella comunicazione pubblica. La spiaggia pare essere stata recuperata, la questione delle acque, invece, resta aperta. Tutto ciò però non è una novità, basti pensare al rimpallo di “balneabilità” e “non balneabilità” che l’ARPAC assegna e toglie al tratto di Pietrarsa.
Le immagini che non finiscono nei comunicati
Tra le voci più attive nel raccontare il territorio c’è quella dello storico e attivista Enzo Morreale. Nei giorni successivi ai festeggiamenti istituzionali Morreale ha pubblicato fotografie e testimonianze che raccontano una realtà molto diversa da quella proposta nei comunicati. Acqua marrone nel tratto compreso tra la spiaggia del Municipio e l’ex Corradini. Acqua biancastra e maleodorante in prossimità di scarichi già noti ai residenti. Decine di piccoli pesci morti nei pressi di uno scarico fognario. E soprattutto una grande tartaruga marina in avanzato stato di decomposizione rinvenuta sulla battigia nei pressi degli ex Cantieri Navali Partenope. Immagini che hanno alimentato ulteriormente i dubbi di molti abitanti.
Morreale ha inoltre denunciato un episodio particolarmente delicato. Secondo quanto riportato dall’attivista, durante i lavori sarebbe stata danneggiata una condotta fognaria che attraversa la spiaggia. La vicenda sarebbe emersa dopo la comparsa di una profonda pozza nell’arenile e avrebbe richiesto l’intervento di ABC per una riparazione. Si tratta di una ricostruzione che meriterebbe ulteriori approfondimenti documentali, ma che ha contribuito ad aumentare il clima di sfiducia verso una narrazione considerata da molti eccessivamente ottimistica.

Danno tubatura spiaggia “del Municipio” – Foto di E. Morreale
La rabbia di chi vive Napoli Est
Ancora più radicale è la critica avanzata dallo scrittore Luca Musella. Dopo aver visitato il litorale, Musella ha descritto un paesaggio che, a suo giudizio, continua a essere dominato dalle stesse contraddizioni di sempre. A suo avviso è stata ripulita una porzione di spiaggia, ma il resto del territorio continua a mostrare i segni dell’abbandono. L’ex Corradini resta un enorme simbolo di occasioni perdute, le infrastrutture continuano a funzionare a intermittenza e le aree industriali dismesse dominano ancora il paesaggio. La promessa di una rinascita complessiva appare, agli occhi di molti residenti, largamente prematura.
Una storia che viene da lontano
Per comprendere le perplessità dei cittadini bisogna ricordare che San Giovanni a Teduccio non nasce oggi. Nel 2025 è stata pubblicata una delle più recenti ricostruzioni dedicate alla zona, “Napoli Est – Una storia di violenza ambientale”. Il volume ripercorre decenni di trasformazioni industriali, inquinamento, abbandono e conflitti ambientali che hanno segnato profondamente il territorio. È dentro questa storia che molti residenti leggono la vicenda della spiaggia del Municipio. Per loro non si tratta di contestare la pulizia dell’arenile, si tratta di capire se quella pulizia rappresenti davvero l’inizio di una guarigione o soltanto una mano di vernice su una ferita ancora aperta.
Nessuno mette in dubbio che qualcosa sia stato fatto, ma il punto è un altro. La comunicazione pubblica sembra raccontare una vittoria già ottenuta. Molti cittadini, invece, vedono ancora un territorio che continua a convivere con problemi ambientali irrisolti. Per questo la vera domanda non è se la spiaggia sia più bella di prima, la vera domanda è se Napoli Est stia davvero guarendo oppure se stia semplicemente imparando a nascondere meglio le proprie ferite.
Elisabetta Rota vive a Ponticelli in provincia di Napoli e studia Comunicazione pubblica, sociale e politica alla Federico II. La sua passione per la scrittura e il rispetto per l’ambiente l’hanno portata a diventare socia dell’associazione Fondalicampania APS per la quale si occupa di attualità e territorio. Elisabetta è anche giornalista presso Magazine Informare e copywriter per FAMACS Agency.

