In occasione del convegno finale del ciclo “Beni comuni / Valori comuni” organizzato dal CNR-Iriss, è stata inaugurata la mostra “Un mare di ricordi” presso il Museo Darwin-Dohrn che resterà in allestimento fino al 9 luglio. Ne abbiamo parlato con il fotografo Mattia Crocetti e la docente e giornalista Giulia Solazzo che ne ha curato i testi.
Cos’è “Un mare di ricordi”?

Immagine di: Mattia Crocetti, Giulia Solazzo e i cittadini
M. Il progetto “Un mare di ricordi. Napoli da Ovest ad Est” nasce nel giugno 2025 dall’incontro tra me, Giulia e Mare Libero Napoli. Abbiamo deciso di supportare la sua lotta per un mare pulito, accessibile e gratuito con un progetto visivo che raccontasse il rapporto fra la città e i cittadini. Il progetto nasce come fotografia di inchiesta e racconta le dinamiche e le problematiche all’interno dei territori da ovest a est.
Successivamente abbiamo sentito la necessità di collettivizzare la nostra pratica artistica. Abbiamo deciso di condividere e creare azioni collettive con le comunità abitanti che raccontassero il mare a più voci e a più occhi. L’abbiamo fatto prima con delle cartoline sulle quali i cittadini hanno scritto messaggi d’amore, di protesta o di lotta raccontando il loro rapporto con il mare. Questo lavoro sulle memorie, i ricordi e le lotte, ora lo stiamo creando sotto forma di installazione di 2 x 1,5 metri su cui collettivamente tutti possono scrivere qualcosa. Il CNR ci ha supportato fin dall’inizio in questo ciclo di incontri, con una mostra d’apertura nel loro istituto e una conclusiva presso il Museo Darwin-Dohrn che resterà allestita fino al 9 luglio.
G. Un altro obiettivo a lungo termine del progetto è quello di raccogliere tutte le cartoline ed esporle su una grande parete sotto forma di grande opera collettiva.
Qual è il contesto nel quale nasce e si sviluppa “Un mare di ricordi”?
G. Il nostro non è solo un lavoro fotografico di ricerca, ma un modo per dare voce a una comunità. Il contesto è la costa napoletana divisa in quattro blocchi. Napoli Est è San Giovanni a Teduccio, una zona sacrificata strategicamente alla distribuzione delle risorse energetiche. Questa zona è un SIN ed è strettamente collegata a Napoli Ovest, Bagnoli, anch’essa sacrificata per ragioni economiche e strategiche. Si pensi all’ex-Italsider, la mancata bonifica, la colmata e ora l’America’s Cup. In particolare, il progetto di bonifica della colmata – un blocco di cemento pieno di rifiuti industriali – ha acceso nuovamente i riflettori su Bagnoli. È stato deciso di realizzare una copertura che blinda la colmata, che rappresenta una messa in sicurezza ma non una vera e propria bonifica. Tutto questo è avvenuto in occasione dell’organizzazione dell’America’s Cup e della necessità di dedicare un porticciolo a questo evento.
M. Il blocco del porto è interessato dalla questione delle grandi navi che sostano con i motori sempre accesi inquinando anche l’aria. Infine nel blocco centrale di Posillipo insiste la questione della privatizzazione delle spiagge tramite la gestione affidata ai lidi.
G. Da est a ovest i cittadini si vedono negati del diritto a farsi un bagno, a passeggiare in un bosco o in un parco. Si tratta di una speculazione non solo sul territorio ma anche sulla vita delle persone che lo abitano.

Immagine di: Mattia Crocetti, Giulia Solazzo e i cittadini
Come si sono svolti i workshop che hanno portato alla realizzazione delle cartoline?
G. Noi abbiamo chiesto alle persone di utilizzare le fotografie come una sorta di foglio bianco. Implicitamente abbiamo chiesto: “La situazione è quella in foto, ma voi come l’avevate immaginata?”. Abbiamo proposto i nostri workshop in tanti eventi organizzati da Mare Libero. Siamo andati lì a supportare le iniziative con il nostro banchetto e la reazione è stata sempre molto positiva. La costruzione delle cartoline è un momento molto emotivo in cui le persone riescono a raccontarsi, a riprendere il filo della loro memoria legata al mare.
Ricordo di una signora di 97 anni che ha trovato casa sua in una foto e l’ha indicata con una freccetta. Sua figlia ha completato il racconto scrivendo “noi sulla spiaggia uscivamo tutti i giorni, anche se la spiaggia non c’era già più”. Oppure un’altra signora ha scelto una cartolina che raffigurava Posillipo immaginando di spedirla al fratello emigrato per lavoro. Su di essa ha scritto: “su questa spiaggia eravamo sempre insieme quando eravamo piccoli, adesso tu per lavorare sei dovuto andare via, io mi sento molto sola senza di te”. Per noi queste cartoline rappresentano dei fili che stiamo cercando di intrecciare dentro una trama. I workshop continueranno ad essere la nostra attività principale per raccogliere informazioni provenienti dal mare.
Quale narrazione di Napoli propone il progetto?
G. Utilizziamo lo slogan “Napoli is not your postcard” per dire che con il nostro progetto vogliamo andare al di là della narrazione della Napoli da cartolina. La narrazione dominante che ci propinano è quella di una Napoli da pubblicità. E l’immagine che si vende è quella del golfo, perché Napoli senza il mare non esiste. Basti pensare che, secondo la leggenda, la città sia stata fondata dalla Sirena Partenope, un essere metà umano e metà pesce. E’ tutta una cultura legata al mare che oggi non rispecchia più la realtà.
M. Esatto, il nostro obiettivo è sovvertire l’idea della Napoli da cartolina e l’immagine basata sul sole, sul mare, il mandolino e la pizza, dando spazio a nuove narrazioni basate sulla voglia di riscatto e il diritto a una bella vita.
Si può affermare che con “Un mare di ricordi” vi ponete come intermediari tra associazioni, istituzioni, cittadini e centri di ricerca?
G. Prima di tutto siamo attivisti, quindi abbiamo interesse affinché ci sia un dialogo aperto tra i cittadini, le realtà sociali, i gruppi di attivisti militanti e l’università. Ma non ci poniamo come intermediari. Ogni realtà coinvolta ha già la sua parte. All’interno di strutture come Lido Pola, Officina 99, Giardino Liberato o Mare Libero oltre ad esserci militanti attivisti, ci sono avvocati, insegnanti, esperti che conoscono e sposano la battaglia. La situazione reale è molto più fluida di quello che si possa immaginare. C’è una vera e propria contaminazione, ma soprattutto una visione collettiva condivisa di quello che dovrebbe essere la città. In questo contesto, il CNR è una colonna portante per questo movimento. Al suo interno ci sono sempre state persone pronte a collaborare con le varie realtà territoriali per esempio tramite il progetto dell’Urban Living Lab PS-U-GO.
L’idea è di costruire una risposta dal basso, chiedendo alle istituzioni di aprirsi a momenti di confronto e di ascolto per trovare soluzioni insieme.
______________________________________________________________________________________________________________________
Per tenerti informato sui prossimi eventi segui le pagine Instagram di:
Foto in evidenza di: Mattia Crocetti
Laureata in Scienze del Turismo e specializzata in Scienze economiche per l’Ambiente e la Cultura, indirizzo Economia Circolare, ha conseguito un Master in Environmental Humanities – Studi dell’ambiente e del territorio. Amante della natura e del mare, partecipa come volontaria a progetti di protezione e salvaguardia dell’ambiente e degli ecosistemi. Crede nella divulgazione come migliore strumento di conservazione per la salute del pianeta.

