Home ScienzeBiologia Marina Mobula: Il diavolo di mare, di Martina Di Vincenzo

Mobula: Il diavolo di mare, di Martina Di Vincenzo

da Davide De Stefano
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Il diavolo di mare è un pesce cartilagineo appartenente alla famiglia Myliobatidae. Differiscono dalle vere Mante perché hanno la bocca posta nella parte inferiore rispetto al capo ed i denti su entrambe le mascelle. Alcune di esse sono provviste di aculeo velenifero caudale, come nel caso di Mobula mobular, altre invece ne sono prive, come ad esempio la Mobula hypostoma. Questa specie è diffusa nel Mar Mediterraneo e nell’Atlantico orientale, al largo delle coste dell’Irlanda fino alle acque meridionali del Portogallo, isole Canarie e Azzorre comprese.

Essendo una specie epipelagica, vive sulle piattaforme continentali,

non lontano da coste e isole. Presenta un corpo compresso verticalmente, con due enormi pinne pettorali, somiglianti a delle ali. La coda è sottile e allungata, costituita da una spina che può usare come arma di difesa. Gli occhi sono sul dorso mentre sul ventre ci sono la bocca e le fessure branchiali. Mobula mobular è più grande della mobula minore (Mobula hypostoma), potendo raggiungere una dimensione massima nota di 5,2 metri. È specie ovovivipara: gli embrioni si nutrono del tuorlo, ma crescendo ricevono ulteriore nutrimento dalla madre per assorbimento indiretto di fluido uterino arricchito di muco, grassi e proteine attraverso strutture specializzate. M. mobular ha un basso tasso di riproduzione, dando alla luce un solo piccolo per volta, con un periodo di gestazione di circa 24 mesi. Di conseguenza è molto sensibile ai cambiamenti ambientali ed alla pesca. Si nutre di piccoli pesci e crostacei. Le principali minacce per questa specie provengono dall’inquinamento del Mar Mediterraneo e dalle catture accidentali di cui è vittima, con mezzi di pesca comunemente usati, quali reti a strascico, tonnare e lenze utilizzate in genere per il pesce spada. Nella Lista Rossa dell’IUCN del 2004 era classificata come specie Vulnerabile. Nel 2006 la sua situazione si è aggravata e la specie è stata classificata come minacciata di rischio d’estinzione.

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