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Cina leader del Green Deal: l’Europa rischia il sorpasso

da Davide De Stefano
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Considerati gli ultimi sviluppi relativi al tema della transizione ecologica, cosi come previsto, America e alcuni paesi dell UE, rallentano la corsa al Green deal, consegnando di fatto alla Cina lerciavi della transizione.

Durante gli ultimi incontri delle Nazioni Unite, il presidente Donald Trump si è lasciato scappare dichiarazioni discutibili in merito alle strategie atte a mitigare i cambiamenti climatici, definendo tale percorso “Una barzelletta patetica, questo cambiamento climatico è il più grande imbroglio mai perpetrato al mondo”.

Il parere degli esperti

Aspre sono state le critiche della comunità scientifica che dati alla mano è in grado di dimostrare scientemente l’esatto contrario.

Oltre 80 esperti , studiosi del Cambiamento Climatico , contestano il documento dell’amministrazione Trump definendolo una Parodia delle scienza, e firmando un’analisi tecnica di 400 pagine che smonta le tesi fantasiose degli Americani.

Alcuni dati secondo studi scientifici 

Secondo un recente studio pubblicato sulla rivista medica Nature Medicine, nel 2024 in Europa sono morte più di 62.700 persone per cause legate al caldo e più di 181.000 persone per complicazioni legate al caldo nei mesi estivi tra il 2022 e il 2024.

Secondo lo studio, il tasso di mortalità è aumentato del 23% tra giugno e settembre 2024 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Un recente rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) ha dichiarato che l’Europa si sta riscaldando più velocemente della media globale, con un aumento della temperatura media globale di 1,28°C e un aumento della temperatura europea fino a 2,26°C.

Il ruolo dell’Europa

Nonostante le affermazioni di Trump, Ursula von der Leyen è intervenuta al Global Renewables Summit a New York, dichiarando che “la transizione energetica è davvero decollata”. Ha ricordato che nel 2024 sono stati investiti quasi duemila miliardi di dollari in energia pulita e che “per ogni euro speso in combustibili fossili, più di due sono stati investiti in energia pulita”. Secondo la presidente della Commissione europea “lo slancio è reale”, ma da solo non basta: “abbiamo bisogno di azione”. Ha poi sottolineato che per avviare una vera era di abbondanza di energie rinnovabili “dobbiamo agire con decisione. Dobbiamo agire come governi e industria, e dobbiamo agire insieme, oltre i confini, oltre i continenti”.

Cina leader della transizione ecologica

In questo clima d’incertezza generale , l’Occidente consegna lo scettro della lotta al Cambiamento Climatico alla Cina che è la principale produttrice di prodotti tecnologici.

La Cina si posiziona come leader globale della transizione energetica e ambientale, non perché abbia i migliori standard ecologici, ma perché in un mondo poco ambizioso è l’unica potenza che, almeno in parte, “fa i compiti” e quindi diventa inevitabilmente il modello di riferimento.

Ecco la mappa visiva dei settori in cui la Cina guiderà la transizione ecologica nei prossimi 10 anni: 

Naturalmente il Gigante Asiatico, se da un lato raccoglie con piacere il ruolo di leader , dall’altro proverà a rallentare la transizione , dettando nuovi ritmi che siano in linea con le proprie strategie economiche.

Scrollarsi di dosso la zavorra del negazionismo Climatico.

Oltre agli aspetti economici e tecnologici, l’Europa deve rafforzare la propria leadership diplomatica, e scrollarsi di dosso l’ombra di chi si rivolge agli “stregoni” per curare il pianeta, piuttosto che raccogliere l’opportunità delle nuove tecnologie scientifiche.

L’Europa puo’ ritornare a guidare accordi multilaterali sul clima e offrire supporto ai Paesi in via di sviluppo per accompagnarli nella transizione energetica. Infine, l’educazione e la sensibilizzazione dei cittadini e delle imprese sono strumenti indispensabili per creare una cultura della sostenibilità e preparare le nuove generazioni a un’economia sempre più verde.

I rischi della frenata ecologica

Il rallentamento attuale ha già conseguenze importanti. Dal punto di vista economico, l’Europa rischia di perdere competitività nei settori dell’energia pulita, con la possibilità che altri Paesi esportino tecnologie e know-how. La dipendenza dai combustibili fossili può aumentare i costi energetici, mentre le aziende europee rischiano di perdere importanti opportunità di mercato.

Pagheremo a caro prezzo l’ignoranza dei nostri leader

Dal punto di vista della salute e dell’ambiente, l’aumento delle emissioni peggiora la qualità dell’aria, incrementando malattie respiratorie e cardiovascolari. Inoltre, eventi climatici estremi come ondate di calore, inondazioni e siccità diventano più frequenti, e la perdita di biodiversità riduce la capacità degli ecosistemi di assorbire CO₂ e proteggere il territorio.

Conclusioni

In sintesi, tornare a guidare la lotta al cambiamento climatico significherebbe non solo recuperare prestigio politico e diplomazia, ma anche ottenere vantaggi economici e migliorare la salute dei cittadini. Ritardare questo percorso, invece, comporta costi diretti e indiretti che rischiano di pesare sulle generazioni presenti e future.

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