Home Scienze LIFE Muscles: Nuova vita delle retine per le cozze

LIFE Muscles: Nuova vita delle retine per le cozze

da Davide De Stefano
0 commento

Spesso capita di passeggiare lungo la spiaggia e di ritrovare delle piccole reti colorate, il fenomeno è largamente diffuso nel mediterraneo e rappresenta una delle principali cause d’inquinamento dei fondali marini.

Queste reti provengono dagli allevamenti di mitili, piccole reti, anche dette “reste”; vengono utilizzate per contenere i bivalvi e, una volta raccolte, sfuggono al controllo dei viticoltori finendo a mare, o lungo le spiagge.

Numerose associazioni si sono occupate dell’argomento, fra queste anche l’associazione Gaiola ONKUS che diversi anni fa propose un progetto di monitoraggio delle reste.

Il progetto Life Muscles

Nel 2021 l’associazione Legambiente  promuove il progetto Life Muscles mira a ridurre l’impatto delle reti in polipropilene usate per l’allevamento delle cozze.

Le reti vengono raccolte riciclate e immesse nuovamente sul mercato, introducendo tra i miticoltori un modello di riciclo e riutilizzo che gioverebbe sia alla salute dei nostri mari sia all’economia di questo settore.

Infatti le reti in plastica installate in mare per l’allevamento delle cozze, spesso abbandonate o disperse, rappresentano circa il 27% dei rifiuti plastici rinvenuti sulle spiagge europee per un peso complessivo che può arrivare a 11mila tonnellate all’anno.

Oltre al capofila Legambiente anche le università di Siena, l’Alma Mater Studiorum di Bologna, La Sapienza di Roma, insieme a Rom Plastica, Novamont, l’unica azienda in Italia che produce “mater-bi”, l’Associazione Mediterranea Acquacoltori e due cooperative di mitilicoltori che operano nelle aree di La Spezia e del Nord del Gargano.

Le reste sono fra i rifiuti piu’ impattanti dei fondali martini

“Il problema dei rifiuti marini è importantissimo a livello globale, ancora di più su scala mediterranea in quanto il nostro bacino è un hotspot di biodiversità ma anche un hotspot per le pressioni antropiche, inclusi i rifiuti marini,

– ha spiegato Maria Cristina Fossi, docente ordinario di Ecologia ed Ecotossicologia all’Università di Siena –

Al fine di mitigare gli impatti legati alla produzione e all’impiego di materiali plastici nella pesca e nell’acquacoltura è essenziale una sinergia tra il mondo della ricerca, dell’industria e gli stakeholders coinvolti a vari livelli in queste attività.

La ricerca deve rappresentare un faro per lo sviluppo di soluzioni sostenibili anche, e soprattutto, nell’identificazione di materiali alternativi che devono essere sviluppati e testati per ridurre il loro impatto negativo sulla biodiversità.

Queste finalità rappresentano alcuni gli obiettivi principali del progetto LIFE Muscles di cui l’Università di Siena, che da anni lavora su questa tematica con Legambiente, è partner scientifico”.

Reti abbandonate nel Golfo di Napoli, il tempo del coordinamento Tutela Mare

Il coordinamento tutela mare promosso dall’AMP Gaiola ONLUS, da diversi anni si occupa del fenomeno delle reste e attraverso una fitta rete di collaborazioni fra cittadini e associazioni, è riuscita mappare la presenza delle reste lungo il Golfo di Napoli.

Tutela mare, vietato abbassare la guardia

Il mare è un importante risorsa ma abbiamo bisogno di soluzioni per evitare di inquinarlo. I fondali marini rappresentano una sfida complessa perché si agisce in una zona spesso difficile da raggiungere e lontana dai nostri sguardi, tuttavia non bisogna abbassare la guardia e attuare le iniziative necessarie a tutelare i fondali del mare.

Leggi anche

Lascia un Commento

Questo sito web utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza. Continuando la navigazione intenderemo che tu sia d'accordo, ma puoi annullare l'iscrizione se lo desideri. Accetta