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Intervista al Maestro Domenico Sepe: Demersa Parthenope, un museo sui fondali del Golfo di Napoli

da Davide De Stefano
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Demersa Parthenope, di Domenico Sepe è  un museo in fondo al mare a largo del Castel Dell’Ovo a circa 30 metri di profondità, oltre dieci statue , il primo museo subacqueo del Golfo di Napoli per rimarcare il forte legame storico fra il mare alla città di Napoli.

Abbiamo avuto il piacere di incontrare il Maestro Domenico Sepe il quale ci ha raccontato il suo personale incontro con il mare e lo scopo del progetto .

1. Come nasce il Suo legame con il mare?

Il mio legame con il mare nasce da una familiarità antica, quasi originaria. Sono cresciuto in una terra in cui il mare non è una presenza culturale, mitica, identitaria. Nel tempo ho compreso che questa forza naturale possiede una capacità unica di custodire, trasformare, restituire. Per un artista che lavora sulla memoria e sulla metamorfosi della materia, il mare è un interlocutore privilegiato. È un luogo dove il visibile e l’invisibile convivono, dove ciò che è perduto può riaffiorare in forme nuove. Da qui nasce il desiderio di affidare all’acqua una parte del processo creativo.

2. Può raccontarci le opere che verranno installate e il loro significato?

Le sculture che compongono Demersa Parthenope sono oltre dieci forme in bronzo e alluminio, collocate tra i ventotto e i trentacinque metri di profondità al largo di Castel dell’Ovo. Sono figure essenziali, sospese tra umano e simbolico, che reinterpretano la figura di Parthenope come archetipo fondativo della città.

Non rappresentano la sirena secondo l’iconografia tradizionale, ma evocano la sua natura più profonda: quella di un principio generatore, di una memoria che attraversa i secoli e continua a trasformarsi. Le opere sono concepite come “reperti del futuro”, frammenti di una civiltà immaginaria che il mare custodisce e modifica, rendendole testimonianze vive di un dialogo continuo tra mito, materia e natura.

3. Quali materiali ha scelto e perché sono adatti all’ambiente marino?

Ho scelto bronzo e alluminio perché sono materiali nobili, stabili e capaci di instaurare un rapporto virtuoso con l’ambiente marino. Il bronzo, in particolare, ha una lunga storia di resistenza e trasformazione: reagisce all’acqua salata generando patine, ossidazioni e cromie che arricchiscono la superficie nel tempo. L’alluminio, leggero e versatile, permette invece di lavorare su forme più dinamiche e aperte.
Entrambi i materiali non subiscono un deterioramento distruttivo, ma una metamorfosi estetica. È proprio questa capacità di evolvere che li rende perfetti per un progetto in cui il mare non è solo contesto, ma co-autore dell’opera.

4. Le opere sono pensate anche per favorire la colonizzazione da parte di organismi marini?

Sì, il progetto nasce con una forte attenzione ecologica. Le superfici delle sculture sono studiate per accogliere microinsediamenti naturali: sedimenti minerali, alghe, piccoli organismi bentonici. Non si tratta di un intervento invasivo, ma di una disponibilità della materia a farsi habitat.

L’opera, in questo modo, non è più un oggetto isolato, ma un frammento del paesaggio marino che partecipa alla sua biodiversità. La colonizzazione biologica diventa parte integrante del processo artistico, una scrittura lenta e imprevedibile che la natura deposita sulla scultura.

5. Quando un subacqueo incontrerà una sua scultura sul fondo del mare, cosa spera che provi nei primi dieci secondi?

Spero che provi un senso di sospensione. Un attimo in cui il tempo sembra fermarsi e il confine tra ciò che è antico e ciò che è contemporaneo si dissolve. Vorrei che il subacqueo percepisse la presenza di qualcosa che non dovrebbe essere lì e che, proprio per questo, appare profondamente naturale.

Se nei primi dieci secondi riuscisse a sentire di trovarsi davanti a un reperto emerso da un passato sconosciuto, o a un frammento di futuro già sedimentato nel presente, allora l’opera avrebbe compiuto il suo percorso: generare meraviglia, interrogazione, memoria.

Ringraziamo l’artista Domenico Sepe che ci ha dedicato questa intervista esclusiva con lo scopo di arricchire le nostre conoscenze in merito al suo percorso artistico, l’arte diventa strumento per la tutela dell’ambiente e ponte fra “Il visibile e l’invisibile”, un percorso essenziale per ambire ad una crescita collettiva.

Nei prossimi giorni avremo la data della posa in opera dell’opera Demersa Parthenope , pertanto continueremo a monitorare la situazione per tenervi sempre aggiornati. 

Tutte le opere del Mastro Domenico Sepe sono raccolte nel suo sito personale al seguente indirizzo https://domenicosepe.it

La foto anteprima  aiuta a raccontare ma non corrisponde alla reale posa in opera è soltanto una momentanea rappresentazione riprodotta con IA.

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