Home Scienze Finto Ambientalismo, meccanismi di certificazione discutibili!

Finto Ambientalismo, meccanismi di certificazione discutibili!

Il 75% dei certificati rilasciato dalla Verra

da Davide De Stefano
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Siamo in un’epoca in cui manager e consigli d’amministrazione di multinazionali mondiali, annunciano sempre più obiettivi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera.

Per farlo si affidano alla Verra, una ong leader mondiale nelle certificazioni delle compensazioni di anidride carbonica sul mercato volontario; il 75% di tutti i certificati è rilasciato da loro.

In parole povere, la Verra permette, ad aziende come Volkswagen, Walt Disney, Shell, Gucci, Netflix, di pagare perché in qualche angolo del mondo un progetto di tutela ambientale eviti o riassorba la stessa quantità di anidride carbonica che loro emettono. Per ogni tonnellata risparmiata è messo in vendita un credito di emissione.

Le parti coinvolte sono quattro.

  • Primo, gli acquirenti: aziende che pagano per riscattarsi dall’inquinamento da loro prodotto.
  • Secondo, i venditori: startup o società di consulenza responsabili della compravendita dei certificati.
  • Terzo, i responsabili del progetto: si occupano del progetto in se e mettono i certificati sul mercato.
  • Quarto, i certificatori: tra i protagonismi la Verra che sceglie i progetti (nel 40% dei casi protezione di foreste dal disboscamento) e stabilisce il numero di certificati collegati a ciascun progetto, garantendo che ad ogni certificato corrisponda un effettivo risparmio di emissione di CO2.

Ma quanto siamo sicuri che tutto ciò avvenga così descritto?

Secondo un’inchiesta del settimanale tedesco Die Zeit, del quotidiano britannico The Guardian e del consorzio investigativo SourceMaterial, per anni sono stati venduti milioni di certificati che non avrebbero dovuto esistere.

A prima vista non sembra complicato: un bosco intatto assorbe e immagazzina l’anidride carbonica presente nell’atmosfera, e ogni tonnellata di anidride carbonica che assorbe è una tonnellata di anidride carbonica che non va ad aggravare la crisi climatica.

Di conseguenza, se rendiamo economicamente più vantaggioso proteggere i boschi anziché distruggerli, stiamo contribuendo a tutelare il clima.

Dimostrare questo vantaggio risulta complicato perché si possono fare calcoli solo su previsioni ed è anche per questo che già nel protocollo di Kyoto del 1997 l’Onu aveva stabilito di non includere la protezione delle foreste nel meccanismo di scambio internazionale dei crediti di emissione.

Ma alcuni colossi dell’economia come il Forum economico mondiale di Davos e il Climate group, nel 2006 hanno lanciato un proprio standard che include anche la protezione delle foreste. Ed è proprio qui che nasce la Verra. Sono loro a dettare le regole usando diversi regolamenti ognuno con metodi di calcolo diversi.

È facile capire che così ogni azienda sceglie di applicare il regolamento più vantaggioso per sé stessa.

Il più usato è il Vm0007, secondo cui basta che il proprietario di un bosco abbia anche solo l’intenzione di abbatterlo per consentirgli di emettere certificati qualora decida di non farlo.

Thales West, scienziato che lavora per la Vrije universiteit di Amsterdam, grazie a un algoritmo da lui sviluppato, ha scoperto che quasi in nessuna parte del paese si sarebbero potuti realizzare gli scenari apocalittici delineati. Confrontando i suoi risultati con il numero dei crediti che secondo la Verra sono finiti sul mercato grazie a questi progetti, è risultato che il 94% di essi sarebbe privo di valore; quindi, circa 89 tonnellate di anidride carbonica in realtà non sarebbero mai state evitate. È bene precisare che anche i calcoli di West sono basati su previsioni,

Sono moltissime le testimonianze di scienziati come West, Alejandro Guizar Coutiño, ma anche di persone che hanno lavorato all’interno della Verra come Lucio Pedroni – consulente ed autore di uno dei regolamenti principali -, Charlotte Streck – membro del consiglio d’amministrazione e collaboratrice nella formulazione del regolamento Vm0007 – che dichiarano come spesso le aziende mentano sul loro impegno per il clima, a volte distorcendo i calcoli sulle emissioni che un bosco fa risparmiare, il tutto grazie alle regole e al fallimento dei meccanismi di vigilanza della Verra.

L’amministratore delegato della Verra, David Antonioli, durante l’intervista per L’Internazionale, ha ammesso la mancanza di un regolamento unico per tutte le aziende e ha giustificato i progetti sovrastimati poiché si bilanciano con quelli sottostimati. Anche quando vengono forniti ad Antonioli i risultati delle ricerche di West e altri, li rifiuta perché “non tengono conto dei fattori locali, sbagliando così le conclusioni”.

Articolo a cura di Lucrezia Proietti

FONTI:

 Tin Fischer è un giornalista freelance tedesco. Hannah Knuth è una giornalista della Zeit, si occupa di economia

www.internazionale.it

 

 

 

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