Home Attualità Un ecosistema in evoluzione: nuove case di plastica e isole di spazzatura

Un ecosistema in evoluzione: nuove case di plastica e isole di spazzatura

da Sara Carbutti
0 commento

Sembra che oggi sia più facile incontrare una bottiglia di plastica che un fiorellino. È risaputo che il nostro ecosistema è pieno di plastica che inquina, ma in realtà fa molto di più: preparati a scoprire qualcosa di nuovo e sconvolgente, e non è detto che sia in senso positivo.

L’ “isola” del Pacifico dove la plastica sostituisce il mare

Esiste un’isola di rifiuti chiamata “Great Pacific Garbage Patch”, situata nell’Oceano Pacifico tra la California e le Hawaii.

È definita “isola” non perché sia una vera terra emersa, bensì perché in questa zona la plastica si accumula così tanto da sostituire quasi completamente il mare come ecosistema naturale. Questi rifiuti vengono poi concentrati dalle correnti oceaniche, che si comportano un po’ come degli addetti ai rifiuti svogliati, accumulando tutto in un unico punto senza smaltirlo.

In alcune aree la quantità di plastica supera addirittura il numero di organismi viventi che vi risiedono, ma utto ciò ha origine da una cattiva gestione dei rifiuti da parte dell’uomo, che invece dovrebbe valorizzare e prendersi cura del nostro pianeta.

Un ecosistema “plastico”

Alcuni scienziati hanno studiato questa marea di plastica e hanno scoperto un intero ecosistema vivente, composto da circa 46 specie di invertebrati, tra cui granchi e anemoni di mare. Si potrebbe dire che “con una sola bottiglia di plastica puoi trovare cinque specie diverse di questi piccoli organismi”.

Questi esseri viventi, come il drago blu e la lumaca viola, sembrano aver dimenticato cosa sia uno scoglio naturale e hanno trovato una nuova casa in un materiale alquanto innovativo: la plastica.

La plastica altera l’equilibrio naturale

Sebbene sembri “vita”, in realtà si tratta di un adattamento anomalo. È importante ricordare che lo squilibrio anche di una sola specie può compromettere un intero ecosistema.

Il funzionamento degli ecosistemi si basa sull’equilibrio tra predatori e prede; se uno dei due manca, il sistema reagisce cercando di ristabilire l’equilibrio, spesso con conseguenze imprevedibili.

Rimane una domanda aperta: questo ecosistema si sarebbe evoluto così naturalmente, oppure si è adattato per sopravvivere alla plastica prodotta dall’uomo?

Fonte: Haram, L.E., Carlton, J.T., Centurioni, L. et al. Extent and reproduction of coastal species on plastic debris in the North Pacific Subtropical Gyre. Nat Ecol Evol 7, 687–697 (2023). https://doi.org/10.1038/s41559-023-01997-y

Leggi anche

Lascia un Commento

Questo sito web utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza. Continuando la navigazione intenderemo che tu sia d'accordo, ma puoi annullare l'iscrizione se lo desideri. Accetta