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Trekking virtuale Sull’isola di Ischia. Gli 8 scatti che ne raccontano storia e cultura

da Davide De Stefano
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L’isola di Ischia raccontata attraverso un percorsa a piedi a cura di Luca Tiberti, dell’associazione Nemo Ischia.

Otto scatti che ci aiutano a sfuggire dalla routine e ci aiutano a calarci in un paesaggio ricco di storia e cultura. Il verde delle campagne e l’azzurro del mare sembrano la “cornice di un quadro vivente.”

Strano a dirsi ma ad Ischia ci sono ancora luoghi lontani, sconosciuti.

“Campaniae similis”, così gli antichi chiamavano il vicus Campagnani, l’odierna Campagnano, da dove partiamo per un sopralluogo in compagnìa della nostra guida Stefanie.

  1. Chiesa dell’Annunziata

Qui campeggia la chiesa seicentesca dell’Annunziata e tutto intorno antiche costruzioni in pietra lavica ci ricordano che questi erano i terreni di ricchi possidenti e famiglie contadine.

2 Castello Aragonese

Lasciamo la strada carrabile e lo sguardo viene subito rapito dal panorama della baia di Cartaromana col suo Castello Aragonese. A tal riguardo, non sfugge il ricordo della “battaglia di Campagnano” che proprio su queste colline fu combattuta intorno al 1460 tra aragonesi ed angioini.

3 Pignatiello vulcano

Pochi passi e siamo in località “Pignatiello”, antico centro vulcanico risalente a 60/70 mila anni fa. Qui, intense eruzioni pliniane hanno depositato massicci strati di pomici e ceneri, mentre le eruzioni idromagmatiche  del vicino “Banco d’Ischia” hanno messo in posto pomici, brecce, tufi gialli e tufi biancastri.

Mentre riflettiamo sulle forze della natura che hanno generato e che continueranno a plasmare quest’isola, Stefanie viene attratta dalle essenze spontanee che in queste tiepide giornate iniziano a fiorire in un terreno profumato di pioggia: Arisarum vulgare, Anemone stellata, Silene alba, Leopoldia comosa, Smyrnium olusatrum, Narcissus  tazetta.  

4 Paesaggi rurali dell’Isola di Ischia

Proseguiamo col rumore delle zappe che scavano profonde “fratte” e solchi per le patate. In queste terre viene strenuamente difeso il “fagiolo zampognaro”, legume autoctono dell’isola a rischio estinzione. Intanto il vignaiolo lega le viti con i “cutoli” del salice. 

Se il visitatore vorrà capire cosa s’intenda per “viticoltura eroica” questo è il posto adatto, perché il suo sguardo potrà indugiare su ettari ed ettari di “Puoje” (poggi, terrazzamenti senza muretti di contenimento) ricavati da crinali la cui pendenza supera i 40°, dove i mezzi meccanici non hanno possibilità di lavorare e dove è più comodo caricare l’uva su barche ormeggiate qualche centinaio di metri più in basso anziché trasportarla in salita.

Passiamo sul versante esterno della collina e tralasciamo di fare visita all’antico villaggio contadino di Piano Liguori, visto che ci apprestiamo a percorrere uno stretto sentiero sullo strapiombo, “ ’U Malupasso ”. Già questo nome basta a far capire che la zona è fortemente sconsigliata all’escursionista poco esperto. Alla nostra sinistra, in basso, si profila in tutta la sua maestosità la Punta di San Pancrazio, con la sua chiesetta ed il bell’uliveto. Più avanti, oltre il blu del mare, l’inconfondibile sagoma dell’isola di Capri.

5 Baia della Scarrupa

La stradina sembra finire nel vuoto, ma ecco davanti a noi la baia della Scarrupata. Sospesi tra cielo e mare ci accorgiamo di essere vicinissimi ad un falco pellegrino che subito spicca il volo e rende questo panorama ancor più suggestivo. 

Cominciamo a ritornare indietro per il sentiero alto, pochi minuti e siamo nel castagneto che ricopre la sommità di Monte Vezzi, da dove godiamo di un insolito panorama sul “Graben” di Ischia e di un lauto spuntino per riprendere le forze. Il nostro sguardo spazia dal Castello Aragonese sino all’isolotto di Sant’Angelo e da qui, nonostante l’altissima densità abitativa, individuiamo la netta linea del tracciato dell’acquedotto dei Pilastri.

6 Torri di Campagnano

Il cammino prosegue verso le Torri di Campagnano, dove solo pochi ruderi rimangono a testimonianza di questo antico avamposto  per l’avvistamento dei pirati. 

Lungo il percorso notiamo diverse fosse dei conigli dove, nascoste tra i rovi dell’abbandono, vediamo diverse “fòlake”, cioè i cunicoli che il coniglio scava autonomamente nel terreno compatto.

7 Croce Cristiana

Ci fermiamo ancora per uno sguardo alla caratteristica croce in ferro in ricordo della missione dei Padri Passionisti degli anni ’50, la cui particolarità sta nell’aver apposto su di essa gli strumenti della crocifissione. 

Ci apprestiamo a scendere ma il sentiero è interrotto da una frana. Già in altri passaggi avevamo constatato che il “maschione”, il terreno cineritico, era fratturato e a rischio smottamento, e purtroppo in questo caso non resta altro che tornare indietro e cercare una strada alternativa.

8 Borgo di via Torre

Allunghiamo di poco ma comunque non ci risparmiamo una visita al piccolo nucleo abbandonato di via Torre, dove succede una di quelle cose che riescono a far chiudere in bellezza la narrazione di un tempo che fu: una delle vecchie case sormontate da scale a collo d’oca ha la porta aperta. Diamo uno sguardo.

L’appartamento è completamente vuoto e questo vuoto dona uno spiazzante effetto drammatico all’unico oggetto rimasto in casa, una cornice appesa sulla parete rossa. Una foto in bianco e nero di una coppia d’altri tempi sembra voler accogliere colui che ancora percorre queste strade solitarie. Testimonianza di una vita di speranze, sogni e sacrifici, isolati su un colle di un’isola sospesa tra le sofferenze delle guerre e l’ imminente sviluppo turistico, tra il verde e l’azzurro, tra cielo e mare.

FOTO E TESTI: Luca Tiberti

Per Info e prenotazioni:

Associazione meno ischia pagina Facebook 

Sito ufficiale www.nemoischia.it

 

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