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Velaterapia,alla scoperta di nuovi orizzonti. a cura di Maria Chiaravalle

da Davide De Stefano
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Nel Novembre del 2010 il Parlamento Europeo approvava il “Manifesto Europeo della vela solidale”, una serie di principi atti ad evidenziare la validità della navigazione a vela come strumento volto al miglioramento della qualità della vita per tutti quei soggetti affetti da un disturbo fisico,  mentale, sensoriale o sociale.

Il documento in questione nasceva con l’intento di promuovere tutti i benefici che possono derivare da questa attività basata sulla collaborazione e il rispetto nei confronti dei propri simili e della natura che ci circonda, attraverso percorsi educativi, sportivi, culturali che potessero sviluppare la comunicazione e l’integrazione sociale.
La Società Italiana di Psicologia definisce mare e vento ottimi alleati nel combattere lo stress, l’ansia e gli stati depressivi che la vita frenetica di tutti i giorni genera in ognuno di noi al punto tale che oggi andare in barca a vela è diventata una vera e propria cura alternativa ed efficace che si sta diffondendo con il nome di “velaterapia”.
Secondo gli esperti, infatti, uscire in mare in barca a vela è un’esperienza unica e stimolante che attraverso le dinamiche di “gruppo” consente di gestire una serie di emozioni, dubbi, paure e  incertezze, accrescendo proprie le capacità  e il proprio livello di autostima.
In barca a vela, ognuno ha il proprio compito e il lavoro in team ben coadiuvato da un leader, è alla base di questa attività poiché ogni singolo membro del gruppo deve essere in grado di svolgere le proprie mansioni e quelle degli altri, nel caso si presenti la necessità di interscambio all’interno dell’equipaggio.
Si tratta di un vero e proprio viaggio alla scoperta di sé, dove si possono affrontare i propri limiti e allargare i propri orizzonti circondati dall’immensità del mare e spinti dalla forza del vento, alla ricerca di quel senso di libertà che la società moderna con i suoi vincoli ci nega.
Le prime esperienze di velaterapia furono rivolte negli anni ’80 al recupero e alla reintegrazione sociale di giovani con problemi di natura relazionali, a scopo riabilitativo, con l’intento di combattere l’isolamento che determinate condizioni comportano e avendo riportato un discreto successo questa pratica si è diffusa notevolmente, trovando applicazione in vari campi, da quello medico/psichiatrico a quello riabilitativo, scolastico, e oggi anche aziendale comportando la presenza in equipaggio di professionisti specializzati che svolgono il proprio lavoro in un contesto alternativo ma altamente efficace.
Non c’è che dire, sia a scopo terapeutico che puramente ludico la barca a vela è davvero un toccasana per il benessere interiore e per ritrovare quella pace e serenità che solo il mare ci può offrire, lasciando i problemi sulla terraferma per poi affrontarli al ritorno con una marcia in più.

 

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