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Si conclude la COP30 tra promesse e delusioni

da Nadia Ovidio
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Tra promesse e delusioni si è conclusa la trentesima Conferenza delle Parti (COP30) tenuta a Belém, in Brasile. Si tratta del più grande evento internazionale a tema ambientale. Uno degli obiettivi principali era la riduzione delle emissioni del gas serra. Vi hanno partecipato circa 200 Paesi, ed è emerso un accordo finale “Global Mutirao“, che significa “impegno collettivo”, in cui, però, non c’è traccia di un accordo per evitare i combustibili fossili.

Nel cuore dell’Amazonia

Vi erano grandi aspettative, considerata anche il contesto in cui si è svolta. La COP30 è avvenuta nel cuore dell’Amazonia. Purtroppo, poiché l’evento è stato caratterizzato da forti attriti politici, non si è raggiunto un compromesso ideale volto all’abbandono graduale dei combustibili. Inoltre, nonostante il luogo, non sono riusciti a individuare un accordo per porre fine alla deforestazione della foresta pluviale. Un impegno che è stato tralasciato poiché collegato alla questione dei combustibili.

Nessun impegno per abbandonare i combustibili fossili

Dopo più di dieci giorni, dunque, ne è emersa una relazione in cui non vi è traccia del discorso intorno al petrolio, gas e carbone da abbandonare. Anche l’Italia si è mostrata contraria alle dichiarazioni del Presidente Brasiliano Lula. Questi aveva ritenuto che uno dei principali scopi della COP30 era stilare un disegno per l’eliminazione dell’uso dei combustibili.

Le note positive

Tra le note positive nel documento vi è l’impegno a finanziare con oltre 1.300 miliardi di dollari entro il 2035 azioni per il clima, e triplicare i finanziamenti per fronteggiare i cambiamenti climatici.  Un’altra iniziativa come il Belém Mission to 1.5°, invece, prevede di mantenere l’aumento della temperatura entro 1,5°C. Inoltre, per la prima volta, le Nazioni e i membri che hanno partecipato alla COP30, hanno accettato l’impegno a contrastare la disinformazione sul clima.

Le voci escluse

Già da prima che iniziasse la COP30, ci sono state delle proteste. Questa ha visto la folta presenza di lobbisti e multinazionali, mentre le popolazioni del Sud globale, sebbene siano quelle più colpite dalle catastrofi degli eventi climatici, non hanno avuto spazio per esprimersi.

Un impegno civico che deve continuare

Il presidente della COP ha riconosciuto che non hanno soddisfatto l’aspettativa della popolazione. Mentre il Segretario Generale dell’ONU ha esortato la popolazione e le organizzazioni ambientaliste a continuare le mobilitazioni per una giustizia climatica.

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