La Baia di Ieranto vive oggi una fase tanto delicata quanto simbolica. Da un lato, il recente riconoscimento internazionale da parte della BBC ha acceso i riflettori su uno dei luoghi più suggestivi della costiera sorrentina, celebrato per la sua natura incontaminata e per la vista privilegiata sui Faraglioni di Capri. Dall’altro, proprio mentre cresce l’interesse turistico, una parte significativa della baia è stata interdetta per motivi di sicurezza, a causa del deterioramento della piattaforma ex industriale. Un paradosso che racconta bene le difficoltà di gestione e tutela di un patrimonio naturale di straordinario valore, stretto tra valorizzazione e criticità strutturali.
La piattaforma, il degrado e l’intervento della Capitaneria
Al centro della vicenda c’è la piattaforma in cemento situata nella parte sinistra della baia, una struttura che non appartiene al FAI ma al demanio marittimo. Come spiegato da Raffaele Fusco, responsabile FAI della baia, «la piattaforma non è proprietà del FAI, ma del demanio marittimo, che ha individuato nel Comune di Massa Lubrense il soggetto incaricato della manutenzione, perché più vicino e adatto a intervenire». Il deterioramento della struttura non è una scoperta recente. «Già da due anni notavamo il deterioramento del calcestruzzo, perché visibile: la piattaforma perdeva elementi», racconta Fusco. Segnalazioni che sono state inoltrate più volte, nell’arco di un anno e mezzo, al demanio, al Comune e alla Capitaneria di Porto.
Un episodio in particolare ha segnato un punto di svolta. «Nell’estate 2025 la piattaforma ha perso addirittura un tondino di ferro che poteva ferire qualcuno», spiega Fusco. «A quel punto, per l’ennesima volta, abbiamo formalmente segnalato la situazione con una PEC». Dopo ulteriori incontri e verifiche, la Capitaneria ha effettuato un sopralluogo, arrivando all’emanazione dell’ordinanza di interdizione che oggi vieta la balneazione e l’accesso in tutta l’area a sinistra della baia.
Il ruolo del FAI: sicurezza e collaborazione
Di fronte a questa situazione, il FAI ha scelto di intervenire tempestivamente per garantire la sicurezza dei visitatori. «I nostri interessi sono due», chiarisce Fusco. «Il primo è che le persone che vengono a Ieranto lo facciano in sicurezza. Per questo abbiamo interdetto dalla nostra proprietà l’accesso alla piattaforma anche prima del Comune, chiudendo il cancello».
Il secondo obiettivo riguarda invece la risoluzione del problema. «Non siamo i proprietari, quindi non possiamo intervenire direttamente sulla struttura, ma vogliamo capire qual è il problema e come possiamo dare una mano, rientrando nelle nostre competenze, in modo veloce ed efficiente». Al momento, tuttavia, non esistono certezze sui tempi. «Purtroppo i tempi definitivi per il restauro non li sappiamo», ammette Fusco, sottolineando come la situazione resti in evoluzione.
Le possibili soluzioni e il nodo dell’interdizione
Secondo il responsabile FAI, l’ordinanza della Capitaneria è «ovviamente giusta», ma potrebbe essere migliorata nella sua applicazione. «Probabilmente interviene su un’area più vasta di quella che effettivamente serve», osserva. Una soluzione potrebbe essere quella di delimitare con maggiore precisione la zona realmente pericolosa. «Si potrebbe segnalare adeguatamente lo spazio non sicuro per concedere più spazio alla collettività per il bagno», spiega Fusco. «L’area interdetta potrebbe essere ridotta e segnalata con delle boe: non si potrebbe fare il tuffo dalla piattaforma, ovviamente, ma si potrebbe consentire la discesa in acqua dagli scogli e dalle scalette naturali». Un’ipotesi che permetterebbe di bilanciare sicurezza e fruizione, evitando di penalizzare eccessivamente i visitatori.
Il contributo di Project MARE e le prospettive
A confermare la complessità della situazione è anche il punto di vista di Domenico Sgambati, coinvolto nel progetto di volontariato europeo Project MARE attivo nell’Area Marina Protetta Punta Campanella. «Nel frattempo è stata installata una rete sopra la piattaforma per impedire l’accesso alla parte più esterna», spiega, sottolineando come si tratti di una misura necessaria per ridurre i rischi immediati. Sul fronte dei lavori, però, le prospettive non sono incoraggianti nel breve periodo. «È difficile che vengano avviati interventi prima dell’estate», afferma Sgambati.
Resta però una speranza legata alla visibilità internazionale: «Confidiamo che il riconoscimento della BBC possa portare maggiore attenzione su questa situazione». Un’attenzione che potrebbe accelerare i processi decisionali anche se, come evidenziato, «i tempi burocratici e amministrativi sono sempre complessi».
Tra valorizzazione e criticità
La vicenda della Baia di Ieranto racconta, in fondo, una storia più ampia: quella di un territorio di straordinaria bellezza che, proprio nel momento in cui viene celebrato a livello globale, si trova a fare i conti con fragilità strutturali e lentezze amministrative. Il riconoscimento internazionale rappresenta un’opportunità importante, ma anche una responsabilità. La sfida, ora, sarà quella di trasformare l’attenzione mediatica in azioni concrete, capaci di garantire sicurezza, tutela e piena fruibilità di uno dei luoghi più preziosi del Mediterraneo.
Elisabetta Rota vive a Ponticelli in provincia di Napoli e studia Comunicazione pubblica, sociale e politica alla Federico II. La sua passione per la scrittura e il rispetto per l’ambiente l’hanno portata a diventare socia dell’associazione Fondalicampania APS per la quale si occupa di attualità e territorio. Elisabetta è anche giornalista presso Magazine Informare e copywriter per FAMACS Agency.

