Una delle realtà più dure da accettare per i nostri mari è sicuramente il fenomeno dell’inquinamento. La quantità di rifiuti presenti nei mari e negli oceani aumenta sempre di più. Seabin, al momento, risulta essere una soluzione efficace per arginare il problema. Fondali, che ha a cuore le problematiche relative ai fondali e alle superfici marine ha già informato sull’origine e il funzionamento del Seabin ma, a distanza di anni, riprendiamo da dove ci eravamo lasciati per scoprire gli ultimi aggiornamenti
Cos’è e com’è fatto un seabin
Un seabin è letteralmente un’aspira rifiuti marino. Si tratta di un cestino galleggiante collegato ad una pompa dotata di corrente di aspirazione che risucchia plastiche, microplastiche, mozziconi, oli, tessuti e tutto ciò che inquina le superfici marine. L’acqua e i detriti ingoiati passano per un sacchetto filtrante che trattiene i rifiuti solidi e rilascia acqua pulita. Dopodiché il filtro viene ripulito e i rifiuti solidi ricavati vengono regolarmente raccolti, smistati e smaltiti.
La pulizia dell’acqua avviene completamente in acqua. Infatti, i seabin vengono installati in mare, principalmente nei moli, nei canali, nei porti marini e industriali. Le aree scelte per le installazioni non sono casuali. Si scelgono aree strategiche, in cui c’è maggior accumulo di rifiuti e dove il sistema può funzionare più efficacemente. Altre zone scelte sono quelle vicine alle foci dei fiumi o ai canali di scarico. Inoltre, rilevare rifiuti dalla superficie in queste aree previene che questi vengano dispersi in mare aperto, zona in cui i seabin non vengono installati. L’efficacia dipende anche da altri tre dati da non sottovalutare: la capacità di raccolta dei rifiuti, il volume del cestino e il suo peso. Ogni contenitore vuoto pesa circa 50 kg, può contenere 20 kg di rifiuti e 25 litri di acqua. Secondo i dati il recipiente raccoglie 1,5 kg di rifiuti al giorno che equivalgono, su larga scala, a 500 kg di rifiuti all’anno. Se pensiamo a quanti seabin sono presenti nei nostri mari, la quantità di rifiuti è abnorme
Per i controlli mensili e regoli è necessario che siano ben saldi e fissati a un pontile galleggiante o a una struttura stabile.
Le menti del progetto
La creazione del primo seabin risale al lontano 2015, nasce dall’idea di due surfisti di origine australiana Andrew Turton e Pete Ceglinski. Il loro impegno pratico e concreto risponde all’esigenza di liberare il mare dai rifiuti. Così, hanno inventano uno degli strumenti più funzionali degli ultimi anni. La combinazione dei loro ambiti di competenza, Turton è un ingegnere navale, mentre Ceglinski è un ex costruttore di barche, ha fatto sì che tra di loro nascesse una collaborazione. Nel 2015 fondano una startup “Seabin Project” e lanciano una campagna fondi per ricavare il denaro sufficiente per attuare il progetto. Nel 2016 inizia la sperimentazione e vengono istallati i primi modelli in alcuni porti europei. L’efficacia è stata evidente dalla prima prova e così il progetto ha continuato ad esistere fino ad oggi.
Circa 50 paesi hanno aderito, nel corso di tutti questi anni, al progetto scegliendo seabin per la pulizia dei mari. Intanto, si continuano a studiare le tecniche e le strutture al fine di migliorarne il funzionamento.
La situazione oggi
Il porto di La – Grande – Motte, in Francia, è stato il primo porto ad ospitare un seabin nelle sue acque. Dopo le prime prove, molti altri porti hanno aderito al progetto dotandosi del dispositivo. In Italia sono stati istallati a partire dal 2018 e, ancora oggi continuano a lavorare per la pulizia dei nostri mari. Attualmente se ne contano 85 installati lungo le coste di tutto lo stivale e il loro numero è in crescita.
Coop e Lifegate nel 2019 hanno dato il via al progetto ” Un mare di idee per le nostre acque” con l’obiettivo di sensibilizzare e avvicinare i cittadini ai temi della sostenibilità ambientale e l’inquinamento marino. Il programma prevedeva l’inserimento dei seabin nei mari italiani: è stato il progetto che maggiormente ha contribuito alla diffusione del dispositivo e quindi alla pulizia efficiente dei mari in Italia. Lifegate ha affiancato coop nel definire le strategie di sostenibilità e il risultato è stato notevole: 46 dispositivi installati in 15 regioni italiane. Allo stesso modo anche altre aziende e società hanno abbracciato l’impegno ambientale di liberare i mari dalle plastiche, aderendo al progetto “PlasticLess”.
Fino al 2022 l’interessamento da parte di aziende, enti, regioni è stato molto attivo ma oggi non si sa precisamente che fine abbiano fatto. Non se ne sente parlare più e la domanda sorge spontanea. Ci sono ancora? Sono ancora così efficaci? La risposta è sì. Ci sono ancora i Seabin nelle acque italiane e continuano ad essere efficaci ed efficienti perché agiscono localmente e dimostrano anche quanto sia importante per la fauna e la flora marina pensare e ragionare in un’ottica plasticless. Per altri aggiornamenti su nuove installazioni ci terremo aggiornati e intanto buona lettura.
Emanuela Bervicato, 23 anni di frenesia e grinta. Però senza ansia e senza stress, ripete sempre. Speaker radiofonica, giornalista, solare, dinamica, curiosa e buona ascoltatrice. Non c’è problema che non abbia soluzione, la praticità è la sua carta vincente. Per questo è sempre sul pezzo.

