Curiosità: viene dal latino e dal greco e pare che “polipo” significhi “molto piede” quindi “dai molti piedi”.
Per capire il polipo partiamo dal suo punto debole genetico: la composizione del suo sangue in relazione al sistema respiratorio (come quella degli altri cefalopodi) è priva di atomi di ferro (che trasporta 3 molecole di ossigeno) e si compone di atomi di rame (che trasporta 2 molecole di ossigeno). Per tale motivo l’animale si “sfiacca” facilmente e perde rapidamente di reattività, diventando a volte vittima delle sue prede caparbie e resistenti.
Senza entrare in falsi moralismi che non ci appartengono e tenendo ben presente tutte le prospettive nei confronti del mondo animale non possiamo esimerci dal raccontarlo anche come piatto prelibato per gli amanti del pesce.Viene pescato in tutto il Mediterraneo, dove si trovano principalmente due specie: il polpo di scoglio, più pregiato e prelibato, e quello di sabbia, denominato moscardino, di dimensioni più piccole (raggiunge a malapena i 50 grammi), riconoscibile perché ha una sola fila di ventose sui tentacoli rispetto al polpo di scoglio che ne ha due.
Vi lascio con una ricetta per gustarvi al meglio questo abitante del nostro antico mare nel più classico dei modi: carpaccio di polpo.
Davide De Stefano è attivista presso l’associazione Fondalicampania Aps, dove riveste il ruolo di Presidente. “Passione e competenza sono la base di un percorso associativo sano e produttivo. Dedicare parte del nostro tempo alla cura del bene comune è fondamentale per promuovere una crescita collettiva e tutelare la nostra salute. Il rispetto delle idee altrui nasce dalla consapevolezza che apparteniamo tutti a un’unica grande Tribù Globale. Cooperare, dunque, è uno strumento essenziale per proteggere l’ecosistema di cui facciamo parte.”


