Prosegue il viaggio di MIND tra la biodiversità dei nostri mari. Oggi faremo la conoscenza di un organismo presente nelle acque del golfo di Napoli: il riccio di mare. Osserveremo da vicino le sue caratteristiche fondamentali e sfateremo un mito che lo accompagna da sempre. Buon viaggio con MIND!
Caratteristiche principali
Il riccio di mare è un organismo bentonico che appartiene al phylum degli Echinodermata. Tra gli echinodermi, le forme del corpo possono essere variabili e si distinguono così echinodermi con il corpo a forma regolare ed echinodermi con il corpo a forma irregolare (questi ultimi vivono prevalentemente nei fondali sabbiosi).
Gli echinodermi con corpo a forma regolare sono dotati di un corpo globulare o sferico, ricoperto da aculei formati da carbonato di calcio, che fungono da protezione e da sostegno durante il movimento. Il corpo è diviso in due emisferi: emisfero orale ed emisfero aborale. L’emisfero orale è rivolto verso il substrato e, al centro, presenta la bocca. Quest’ultima, un vero e proprio apparato raschiatore, è dotata di cinque placche calcaree, dette piramidi, che formano la cosiddetta lanterna di Aristotele (figura 1), struttura preposta alla masticazione.
Il particolare nome di questo organo deriva, molto probabilmente, da un errore di traduzione: Aristotele, riferendosi all’intero corpo del riccio di mare, decise di paragonarlo ad una lanterna; nel corso del tempo, però, il nome “lanterna” è stato associato solamente all’apparato boccale dell’animale. I ricci di mare sono prevalentemente erbivori, nutrendosi di alghe. Tuttavia, alcune specie possono nutrirsi di piccoli animali come vermi e molluschi. Cibandosi prevalentemente di alghe, i ricci di mare svolgono un ruolo be preciso nell’ecosistema dei nostri mari: infatti, controllano la crescita delle alghe impedendo che queste ultime diventino troppo abbondanti.

Figura 1. Lanterna di Aristotele. Foto di Rocco Mussat Sartor (Università degli Studi di Torino).
L’emisfero aborale è caratterizzato dalla regione anale, detta peripocto. Tale emisfero è rivolto verso l’alto e presenta una struttura chiamata madreporite, una piastra porosa che permetti gli scambi fra i liquidi interni (sistema acquifero) e l’acqua di mare. Il sistema acquifero degli echinodermi si distingue dal sistema circolatorio, ed è fondamentale per la locomozione, l’alimentazione e la respirazione dei ricci di mare. In figura 2, che rappresenta una sezione del corpo del riccio di mare, si può osservare il madreporite.

Figura 2. Sezione del riccio di mare. In alto, è possibile osservare il madreporite.
Un mito da sfatare
Generalmente, si distinguono un riccio maschio non commestibile ed un riccio femmina commestibile. In realtà, i ricci di mare non hanno genere femminile e maschile poiché sono ermafroditi, cioè ciascun individuo di una determinata specie può produrre sia gameti femminili sia gameti maschili. I ricci di mare comunemente definiti maschi e non commestibili appartengono al genere Arbacia e. hanno ovari piccoli rispetto ai ricci del genere Paracentrotus, comunemente definiti femmine e commestibili, che mostrano evidenti sacche ovariche. In definitiva, la distinzione maschio-femmina per i ricci di mare non è corretta, piuttosto si distinguono specie diverse caratterizzate da dimensioni specifiche delle gonadi.
Tutela
I ricci di mare, soprattuto gli individui appartenenti alla specie Paracentrotus lividus, sono a rischio di estinzione e minacciati dalla pesca di frodo. Il progetto URCHIN dell’Area Marina Protetta Parco Sommerso di Gaiola mira a tutelare la specie Paracentrotus lividus. La pesca di questa specie è vietata nell’Area Marina Protetta di Gaiola ed è regolaentata in Italia dal Decreto Ministeriale del 12 gennaio 1995.
Un articolo pubblicato su Nature lo scorso maggio, ha evidenziato il rischio di collasso della specie Paracentrotus lividus in tutto il mar Mediterraneo, causato dalla pesca eccessiva ed anche dal riscaldamento del mare.
Conclusioni
Alcune regole principali per regolamentare la pesca del riccio di mare sono già state affrontate da noi di FondaliCampania e sono state elencate nell’articolo Pesca del riccio di mare.
L’invito è quello di godere delle nostre acque con consapevolezza e rispetto nei confronti di tutte le specie che vivono nei nostri mari.
Non perdere le novità di FondaliCampania. Stay tuned!
Fonti
Figura 1 recuperata dalla pagina web dedicata agli echinodermi del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università degli Studi di Torino. La foto è stata scattata da Rocco Mussat Sartor.
Figura 2 recuperata da Ricci di mare, vita ed abitudini.
Ricci di mare: maschi o femmine?

Studentessa di dottorato in computational and quantitative biology presso l’Università di Napoli Federico II dove ha conseguito la laurea magistrale in biologia – curriculum biomolecolare.

