Il viaggio di MIND tra gli organismi che popolano le acque di Napoli ci introduce, in questa tappa, al ghiozzo gò, un prediligente delle zone salmastre. Buon viaggio!
Il ghiozzo gò, scientificamente chiamato Zosterisessor ophiocephalus, è stato descritto nei primi anni del XIX secolo dal biologo tedesco Peter Simon Pallas (Berlino, 1741-1811).

Zosterisessor ophiocephalus.
È un pesce di acqua salmastra che vive su fondali melmosi e caratterizzati dalla presenza di praterie di fanerogame del genere Zostera. Piccola pausa di ricognizione in questa tappa: ricordate il significato del termine fanerogama? Piante con organi riproduttivi bene evidenti. Abbiamo definito questo termine quando abbiamo descritto Posidonia oceanica, nella prima tappa di MIND. Se l’avete perso o avete bisogno di rinfrescare le idee, potete recuperare la prima puntata della rubrica MIND dedicata alla Posidonia qui.
Torniamo al nostro ghiozzo. È un pesce comune nel Mar Mediterraneo ma anche nel Mar Nero e nel Mar d’Azov, quest’ultimo situato a nord-est del Mar Nero, tra Ucraina, Russia e penisola di Crimea. In Italia, sebbene questo pesce sia particolarmente frequente nella laguna di Venezia, la sua presenza a Napoli è stata censita soprattutto nelle zone umide intorno al golfo di Pozzuoli.
Zosterisessor ophiocephalus è una specie eurialina (dal greco euri- e αλινος “salino”), cioè è in grado di tollerare ampie variazioni da salinità dell’acqua nella quale vive. Per questo motivo riesce a vivere in zone dove la salinità può notevolmente modificarsi, come lagune ed anche foci dei fiumi.
Dimensioni e caratteristiche morfologiche
Il corpo del ghiozzo gò può raggiungere 25 cm di lunghezza e mostra una colorazione caratteristica e specifica: presenta una banda longitudinale chiara sui fianchi, una linea scura sotto l’occhio, un punto nero al centro del peduncolo caudale e disegni reticolati sulle guance. Questo pesce ha un viso caratterizzato da guance gonfie e labbra grosse.
Questa specie non è dotata di vescica natatoria, un organo che viene solitamente utilizzato dai pesci per controllare il galleggiamento: sfruttando il principio di Archimede, questo organo si riempie di gas per adattare il peso specifico del pesce all’ambiente nel quale si trova. Dunque, in assenza di una vescica natatoria, il ghiozzo gò non può compiere lunghi spostamenti, adattandosi a vivere sui fondali ai quali aderisce mediante una pinna pelvica.
Zosterisessor ophiocephalus vive sul fondo ma vede in alto: per avere una visione adeguata alla vita in mare e completa, gli occhi di questo pesce sono spostati verso l’alto.
Dimorfismo sessuale e riproduzione
I sessi maschili e femminili di Zosterisessor ophiocephalus sono distinguibili morfologicamente per la forma della papilla genitale, una piccola apertura attraverso la quale i pesci femmina rilasciano le uova ed i pesci maschi rilasciano lo sperma (o latice). Le femmine presentano una papilla dalla forma trapezoidale ed i maschi dalla forma conica.
La stagione riproduttiva del ghiozzo gò si estende da marzo a giugno. I maschi costruiscono i nidi sotto le praterie di Zostera e le femmine, dopo aver scelto il partner depongono le uova. Il maschio feconda le uova e se ne prende cura proteggendole dai predatori e ossigenandole mediante il movimento delle pinne . Dopo circa 6 giorni dalla fecondazione, avviene la schiusa delle uova.
Conclusioni
Termina qui questa tappa della rubrica MIND in compagnia del ghiozzo gò. Restate sintonizzati con Fondali Campania APS attraverso il nostro blog ed i nostri canali social.
Alla prossima puntata di MIND. Stay tuned!
Fonti
Immagine da World Register of Marine Species (WORMS)

Studentessa di dottorato in computational and quantitative biology presso l’Università di Napoli Federico II dove ha conseguito la laurea magistrale in biologia – curriculum biomolecolare.

