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L’IA entra nel golfo di Napoli per proteggere il plancton

da Vincenzo Zobel
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Plancton IA

Per la prima volta nel Mar Mediterraneo verrà installato IFCB (Imaging FlowCytobot), un robot sottomarino che funge da microscopio, capace di scattare 30000 immagini all’ora. Una tecnologia all’avanguardia destinata a rivoluzionare la comprensione e la salvaguardia degli ecosistemi marini. Il frutto di questo successo si deve a una sinergia tra i ricercatori e i tecnici della Stazione Zoologica Anton Dohrn (SZN).

Il plancton: guardiano del mare

Possiamo dire che il plancton è un vero e proprio pilastro fondamentale di tutti gli ecosistemi acquatici. I principali ruoli del plancton nel mare includono: base della catena alimentare marina, produzione di ossigeno, assorbimento di anidride carbonica e ciclo dei nutrienti. Si suddivide in tre categorie principali: fitoplancton (componente vegetale), zooplancton (componente animale), batterio plancton (componente batterica).

Pertanto, monitorare il plancton significa salvaguardare la qualità dell’acqua e capire lo stato di salute del mare, spesso però i campionamenti manuali e le analisi in laboratorio sono insufficienti a monitorare i meccanismi di risposta, per questo, grazie all’ IFCB superiamo questo limite offrendo una tecnologia avanzata per analisi e campionamenti.

Quando la tecnologia e l’IA si uniscono per tutelare il mare

Questo dispositivo è capace di analizzare l’acqua ininterrottamente, garantendo per ogni ora fino a 30000 immagini di alta risoluzione. L’ IFCB è stato prodotto dalla McLane Research Lab e grazie ai tecnici della SZN installato sulla boa elastica MedaB, tecnologia dotata di una stazione metereologica, con sensori in grado di misurare parametri importanti come temperatura, salinità e correnti.

La sinergia tra questa tecnologia e l’IA ha è a tutti gli effetti una vera e propria svolta. Una mole enorme di dati, attraverso gli algoritmi verrà infatti analizzata per identificare specie, forme e dimensioni degli organismi, permettendo così ai ricercatori di avere dati più precisi e veloci per monitorare le acque marine.

La dott.ssa Leonilde Rosselli (ricercatrice della SZN) spiega infine:

“L’Imaging FlowCytobot è un punto di svolta fondamentale, ci permette di osservare le risposte del plancton alle variazioni ambientali su scale temporali estremamente ridotte, nell’ordine delle ore. Lo strumento permette inoltre di approfondire le dinamiche di successione e le fioriture di singole specie – incluse quelle potenzialmente tossiche – di analizzare i diversi stadi di sviluppo e le interazioni biologiche che ne regolano l’organizzazione. Si tratta di un’innovazione che ha già rivoluzionato lo studio della biodiversità marina e del funzionamento degli ecosistemi”.

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