lunedì 3 luglio 2017

Kayak alla Baia di Ieranto, il racconto emozionante di una gita con Fondalicampania

-a cura di Alessia Agretto-

Spesso andiamo via dalla nostra terra alla ricerca di posti stupendi, denigrando i nostri: l'ho fatto anch'io e domenica ho avuto l'occasione per riformulare la mia idea. 
Se mi chiedessero cos'è il Paradiso, descriverei esattamente la Baia di Ieranto.
Si può arrivare tramite percorso terreno o marino: noi siamo partiti da Nerano  con i kayak grazie a Domenico di Project Mare e, nonostante sia stata un po' faticosa, è stata un'esperienza adrenalinica! 
Giunti alla Baia si dimentica la stanchezza e prevale la consapevolezza che è realmente valsa la pena, ogni singola goccia di sudore! 
Essa si presenta con natura incontaminata, talmente bella e selvaggia da aver paura di poggiarci un piede! 
L'acqua è cristallina, neanche la spuma delle onde che si infrangono sugli scogli ha il coraggio di scalfire tale bellezza, la vista invece è tutta concentrata sui faraglioni di Capri, talmente vicini da avere l'illusione di poterli toccare.

Dopo aver preso coscienza della sua immensità mozzafiato (e credetemi, ho impiegato buoni 10 minuti), ho deciso di scaricare zaino ed asciugamano sulla piattaforma naturale e tuffarmi da lì! 

Una volta salita ho deciso invece di esplorare la parte superiore e mi sono imbattuta prima in una biblioteca all'aria aperta, poi in una sorta di rifugio e mi è stato spiegato da una dolcissima socia del FAI (Fondo Ambientale Italiano) un po' la storia di questo magnifico posto. 
Secondo la tradizione, qui vi fu il celebre incontro tra Ulisse e le Sirene che dimoravano sugli isolotti Li Galli: queste ultime tentarono in tutti i modi di ammaliarlo e, una volta rifiutate, si gettarono disperate in mare; leggenda vuole che si nascondano ancora tra le acque! 

Secoli più avanti fu invece vittima di pirateria, motivo per il quale vennero costruite la Torre di Montalto a levante e quella della Campanella sul lato opposto.
Ad oggi, la Baia è sotto la custodia del FAI , inserita nell'Area Marina Protetta di Punta Campanella, donata nel 1986 dall'Italsider. 

Ringrazio la ragazza per queste interessanti delucidazioni e proseguo il mio cammino attraverso gli uliveti, il verso dei gabbiani e dei falchi pellegrini. 
Non riesco a descrivere ciò che ho provato, ho solo scattato delle foto che non renderanno mai giustizia allo spettacolo. 





Una volta ripresa dal meraviglioso shock a causa dei miei soci che mi davano per dispersa, sono tornata a godermi la parte sottostante di questo incantevole posto gettandomi nelle acqua tiepide e cristalline.
Il tempo è volato e la giornata si è conclusa verso le ore 17:30, quando Domenico ci ha riaccompagnato in kayak sulla spiaggia di Nerano.
Spero di averla descritta al meglio, ma sappiate che le parole non possono neanche lontanamente descrivere ciò che si prova nel vederla dal vivo...
Ecco come raggiungere la baia
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