mercoledì 22 febbraio 2017

Come diventare archeologo subacqueo


-a cura di Giuseppe Volpe-
   
Chissà a quanti appassionati dei fondali marini, a quelli cioè che vorrebbero il nostro mare sempre incontaminato e che passerebbero intere giornate ad ammirarlo, sarà capitato di pensare a quanto sarebbe bello lavorarci come archeologo subacqueo. Ci siamo posti la domanda, perché i fondali della Campania, potenzialmente, offrirebbero notevoli occasioni di lavoro, a causa dei numerosi siti archeologici marini che presenta, sia in prossimità delle coste che in mare aperto.


Innanzitutto, è bene ricordare che, nell’anno 2001, l’UNESCO ha approvato la “Convenzione sulla Protezione del Patrimonio Culturale Subacqueo”, con la quale gli Stati firmatari (comprendente, ovviamente, l’Italia…) si sono ufficialmente dichiarati disponibili ad investire risorse, umane economiche e  organizzative, al fine di tutelare e disciplinare questo immenso patrimonio. In conseguenza di ciò, al Ministero per i Beni Culturali, presso la Direzione Generale per le Antichità, è operante un nucleo tecnico per l’archeologia subacquea che coordina le attività marittime, nessuna esclusa, di tutte le Soprintendenze regionali.

Detto questo, che può servire come punto di riferimento per chi avesse in animo d’intraprendere un simile percorso, vediamone i presupposti formativi necessari. Intanto, in Italia l’archeologia subacquea non è considerata disciplina a sé stante, bensì come una branca di quella “ordinaria”. Ed è per tale motivo che non esiste un percorso formativo specifico. Diventa necessario a questo punto “passare” prima per il conseguimento di una laurea triennale in Beni Culturali o in Lettere, per poi proseguire con la magistrale in Archeologia o Conservazione dei Beni Culturali. Nell’ambito dei singoli piani di studio, si potranno inserire esami del tipo “Archeologia Marittima”, nonché frequentare master  di 1° e di 2° livello dedicati alla materia, che però non rilasciano il brevetto di immersione, il quale è comprensibilmente necessario per questo tipo di lavoro. 

Per conseguire l’indispensabile “brevetto di immersione”, bisogna frequentare degli appositi corsi. Tralasciando i brevetti rivolti anche ai giovanissimi, gli “Open Water Diver”, si possono contattare le scuole o le associazioni riconosciute che rilascino brevetti avanzati, come l’ “Advanced Open Water Diver” che permettono immersioni a profondità maggiori e con attrezzature più complesse. Comunque, non esistono scuole di archeologia subacquea in senso stretto, questo è importante saperlo, a scanso di equivoci che…, si possono trovare anche in rete; così come non esiste in alcun modo un corso che possa abilitare alla professione in argomento. Quindi, quello descritto, laurea, brevetto di immersione, esperienza sul campo e… passione, restano i requisiti veramente necessari.    

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