martedì 14 giugno 2016

Tutti al Granatello…ma perché si chiama così? – A cura di Anna Cozzolino –

Chi di noi non ha mai fatto una bella passeggiata sul molo del Granatello godendosi il panorama?
L’area del Granatello, così chiamata per la presenza di una piantagione di melograno che si estendeva tra Villa Menna ed il convento di San Pasquale, è una zona del litorale porticese. 
Nel corso dei secoli il litorale è stato trasformato dalle lave vesuviane che, durante le varie eruzioni, hanno raggiunto il mare e si sono inoltrate in esso per centinaia di metri. 
La città di Portici deve il suo momento d’oro alla salita al trono di Carlo III  di Borbone che decise, nel 1738, di far costruire la “Reggia di Portici”, un palazzo reale per la propria dinastia.
Il Re Carlo, ebbe molto a cuore la costruzione della Reggia, incantato dalle bellezze paesaggistiche dei luoghi. Non ordinò la costruzione di un porto per impedire gli attacchi dal mare ma fece costruire un fortino “Fortino del Granatello“ realizzato intorno al 1740.

Il suo successore, Ferdinando IV, continuò a soggiornare spesso a Portici, e, nel 1773, pensò di ampliare l’opera facendo costruire un piccolo porto nella marina del Granatello.
Il progetto era ambizioso e prevedeva la costruzione di due moli. Nel febbraio del 1774 iniziarono i lavori che proseguirono fino al 1780.

Purtroppo, poco dopo la caduta dei Borbone, diventò uno scalo commerciale: intorno all’area interessata, furono infatti costruiti dei magazzini e dei depositi, che incrementarono sempre più l’attività mercantile. Il ruolo e l’importanza del porto dunque passarono decisamente in secondo piano. La zona iniziò ad assumere sempre più l’assetto di un’area industriale. In seguito s’incrementò sempre più la rete di scambi mercantili, si trasportavano per lo più carichi di olio, grano, agrumi, carbone, legno, calce, pietra lavica e cereali.