venerdì 3 giugno 2016

“Pinneggiando” tra i relitti della Campania – A cura di Anna Cozzolino

L’immersione su un relitto  è sicuramente la più emozionante che un  subacqueo possa fare. Un naviglio o un velivolo raccontano muti quel che sono ma soprattutto quel che sono stati: opera dell’ingegno ma anche strumenti che hanno inghiottito vite. Per questo ogni relitto è considerato un santuario sommerso. Un’unica avvertenza, tassativa: mai da soli; rivolgetevi ai diving center i cui istruttori conoscono luoghi, segreti e tempi di permanenza sul fondo tanto da poter gestire l’immersione in tutta sicurezza.

Pinneggiando nel tratto di mare campano del Tirreno potete mettervi sulle tracce della Doris, una nave cargo di 120 metri.  Nel 1961, in seguito ad una mareggiata, rotti gli ormeggi la nave in collisione con la scogliera affondò dinanzi al Molo di San Vincenzo a Napoli. Discesa facile, fondo massimo a 24 metri. Posizionata sul fianco destro, offre suggestivi passaggi interni. È rimasta intatta dal castello fino allo specchio di poppa. Il relitto è habitat di numerose specie: saraghi, murene, gronchi e nudibranchi.


Sempre a Napoli altro tuffo vale l’Ashanti Palm (27 metri di profondità), Nave mercantile a vapore adibita al trasporto di oggetti orientali. Affondata nel 1962 a causa delle avverse condizioni metereologiche Il relitto è diventato habitat per spirografi, aragoste e pesci San Pietro. In alcune stive è possibile notare parti del carico. 

A Capo Miseno (Forio d’Ischia), un rimorchiatore collocato a 71 metri di profondità. La corrente è leggera e la visibilità buona. Infine, nel mare di Castellabate a 9 miglia da Punta Licosa c’è l’Alfieri, inabissatasi nel luglio del ’43, colpita al fianco da due siluri. È a 55 metri di fondo, impegnativa. Il relitto, ancora integro con i suoi 120 metri di lunghezza, è diventato rifugio di Anthias e alici, dentici, ricciole e tonni. Le sue stive, che ancora ospitano parte del carico, adesso sono ritrovo di cernie e gronchi di notevole dimensione.