giovedì 9 giugno 2016

Oh capitano! Mio capitano! – A cura di Giuseppe Volpe

Le storie che il mare ci può raccontare sono tante, di uomini e di situazioni. Quelle del capitano di nave sono letteralmente affascinanti, oltre ad avere avuto per la civiltà umana un’importanza che possiamo definire veramente eccezionale. Prendiamo qualche esempio. 

Cristoforo Colombo scoprì l’America. Basterebbe questo, basta questo, a renderlo uno dei pilastri della storia, quella con la “esse” maiuscola. Si parlò, giustamente, di un “nuovo mondo”: nuove persone, nuove civiltà, nuovi generi alimentari. Ve l’immaginate? Fino a Cristoforo Colombo, i napoletani non potevano (sapevano) mangiare la pizza! Non conoscevano patate e pomodori. E alla fine del pasto, non potevano chiudere con il cioccolato! Come dolcificante c’era solo il miele.


James Cook, britannico, esplorò il mondo in lungo e in largo, sui mari, portò a contatto la cultura europea con quelle indigene, favorendone i commerci e gli scambi culturali. Anche a rischio della propria esistenza. Infatti, nel suo terzo viaggio alle Haway, venne ucciso in una improvvisa e violenta ribellione delle popolazioni locali, sulla cui causa ancora si discute.

Ferdinando Magellano, portoghese, fu il primo a navigare verso ovest per raggiungere le indie. Navigatore straordinario, profondo conoscitore della navigazione, scoprì tra l’altro l’omonimo stretto. Anche lui ucciso, nelle Filippine, per gettare un ponte culturale e commerciale con le popolazioni locali.

Il capitano di nave è stato, da sempre, un uomo di grande sapienza e di immenso coraggio, un uomo ricco di studi, di umanità e di esperienze messe al servizio della collettività in cui viveva. 
Non a caso il poeta americano Walt Whitman, quando dedica la celebre poesia al presidente USA assassinato Abramo Lincoln, ne riporta già nel titolo il ruolo di stampo marinaresco, collocando la sua emozione in un contesto prettamente riferito al prestigio di un capitano di nave:

Oh capitano! Mio capitano! Il nostro viaggio tremendo è terminato,
la nave ha superato ogni ostacolo, l’ambìto premio è conquistato,
vicino è il porto, odo le campane, tutto il popolo esulta,
occhi seguono l’invitto scafo, la nave arcigna e intrepida;
ma oh cuore! Cuore! Cuore!
Oh gocce rosse di sangue,
là sul ponte dove giace il Capitano,
caduto, gelido, morto.

E noi? Moderni uomini di mare, cioè che amiamo il mare e vorremmo preservarlo dall’inquinamento? Cosa ci resta da questa grande passione e poi da questa figura di capitano di mare che ci arriva dal passato?
Noi abbiamo Schettino….

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