giovedì 12 novembre 2015

Strategia r-K.Ecco cosa cerchiamo fra i fondali di Ercolano


Come promesso la settimana scorsa, oggi vi illustrerò le differenze tra specie a strategia “K” e specie a strategia “r”, così capiremo per quale motivo, ai fini del nostro progetto, ci interessano di più le seconde. I fattori di controllo della dimensione della popolazione possono essere densità-dipendenti (come la competizione intra ed inter specifica, la disponibilità di cibo, la presenza di cataboliti nell’ambiente, la predazione ed il parassitismo, le malattie, le migrazioni, ecc.) o densità-indipendenti (variazioni di parametri ambientali).
In genere, i fattori densità-dipendenti agiscono abbassando la natalità ed accrescendo la mortalità: esso giocano un ruolo decisivo nella regolazione della dimensione della popolazione. Si ritiene che la maggior parte delle popolazioni esistenti siano sotto il controllo di fattori dipendenti dalla densità, che ne tamponano le dimensioni prevenendone l’estinzione. I parametri r e K di una popolazione sono in definitiva determinati geneticamente. In ecologia, la strategia r-K è un modello teorico che descrive la dinamica attraverso la quale una popolazione di una determinata specie cresce e si afferma in un ecosistema. Per estensione, il concetto viene applicato diffusamente ad esempio al ciclo biologico di molte specie animali e vegetali. Sono r-strategist quelle specie (ad es. pesci, molluschi…) che affidano il loro successo riproduttivo al rilascio di un gran numero di uova nell’ambiente, senza curarsi del loro destino (dato il numero, qualcuna sopravviverà…). Sono K-strategist quelle specie che producono relativamente poche uova o pochi cuccioli per femmina, ma vi dedicano cure parentali, per cui questi hanno maggiore probabilità di conservarsi (mammiferi). Esistono specie che utilizzano strategie intermedie, ma si tratta di casi eccezionali.
Per il nostro progetto,
osserveremo principalmente Invertebrati, ovvero specie che utilizzano la strategia “r” e che, per la loro facile adattabilità ad ambienti imprevedibili, vengono anche chiamate specie “opportuniste” o “pioniere”. In base alle caratteristiche specifiche delle singole specie, cercheremo inoltre di capire se il processo adattivo è dovuto a fattori temporanei o a fattori prolungati e più gravi nel tempo (esempio: la presenza di cataboliti/inquinanti nelle acque).

La settimana prossima vedremo dettagliatamente i tipi di inquinamento che potrebbero interessare la fascia costiera oggetto del nostro studio e quali effetti essi causano sul benthos. 

A cura di Martina Di Vincenzo

Seguici su Facebook clicca qui