giovedì 18 giugno 2015

Lo smeriglio a cura di Martina Di Vincenzo

Lo squalo smeriglio appartiene alla famiglia dei Lamnidae, la stessa dello squalo bianco (che abbiamo già trattato) e dello squalo mako, che descriveremo la settimana prossima. Prima dell’invenzione della carta vetrata, alcuni artigiani come per esempio gli ebanisti, per levigare i mobili pregiati e conferire alle superfici di essenze legnose nobili l’aspetto della seta prima della lucidatura finale, utilizzavano lo zigrino, ossia la pelle essiccata di Lamna nasus il cui nome comune è, non a caso, Smeriglio (da cui smerigliare, levigare ecc.). 

Lo squalo smeriglio può raggiungere almeno i tre metri di lunghezza, forse anche i 3,60. E’ un nuotatore tremendamente efficace, che preferisce acque abbastanza fredde, in genere sotto i 18° C. E’ distribuito un po’ ovunque, non solo nei mari più disparati, ma anche lungo la colonna d’acqua, lo si può incontrare in superficie e poi giù fino a profondità oltre i 350 metri. Predatore molto attivo, ha denti piccoli e appuntiti, di cui si serve per catturare un’ampia varietà di prede, in particolare pesci (sgombri, sardine, merluzzi tra gli altri), calamari ma anche altri squali come gattucci e cagnesche. In Adriatico è presente, anche se difficilmente possiamo considerarlo comune, mentre nel Mar Tirreno è comunissimo. In effetti le catture di smeriglio sono abbastanza rare, anche se spesso salutate con entusiasmo visto l’ottimo sapore delle sue carni e di conseguenza l’alto valore commerciale. Sulle coste italiane dell’Adriatico si contano poco più di una dozzina fra catture e avvistamenti negli ultimi anni (dal 2000 in poi). Si tratta di esemplari di dimensioni in media attorno ai 160 cm, con un esemplare molto piccolo di sesso femminile catturato a San Benedetto del Tronto nel luglio del 2001 che misurava solo 91 cm. Uno più grande invece, stimato attorno ai 2,5 m è stato catturato e filmato nel dicembre del 2001 a Pescara. Da rimarcare i tre esemplari catturati a Cesenatico nel luglio del 2001 e identificati al… mercato ittico di Milano,e la cattura nell’estate del 2000 di un maschio di 152 cm, tuttora conservato in formalina presso il Laboratorio di biologia marina di Fano. Non mancano dati e catture anche sulla sponda orientale dell’Adriatico ovviamente. Secondo Alen Soldo dell’Università di Spalato, non sono comunque più di 15 le segnalazioni certe di smeriglio sulle coste slave, nel XX secolo (anche se l’autore fa notare come sia facile confondere questo squalo con altre specie, in particolare il mako e lo squalo bianco). Da notare fra queste segnalazioni, quella di un esemplare catturato alle Kornati nel giugno del 1933, la cui lunghezza totale riportata è di ben 375 cm: significa uno dei “record” mondiali per questa specie. La popolazione di smerigli del Mediterraneo, nella
Lista Rossa delle specie in pericolo, è stata catalogata, nel 2005, come Critically Endangered, cioè seriamente in pericolo. Dal momento che gli smerigli dell’Atlantico vengono invece considerati semplicemente Vulnerable (cioè a rischio), ancora una volta il nostro mare mostra segnali preoccupanti, gridi d’allarme da raccogliere quanto prima.