venerdì 8 maggio 2015

Lo squalo elefante, un incontro ravvicinato è pericoloso? Di Martina Di Vincenzo

Cominciamo oggi a parlare dei Pesci cartilaginei che, come spiegato nel precedente articolo, si dividono in Squaloidei e Batoidei.
Partiremo proprio dai primi, occupandoci quindi inizialmente degli squali che vivono abitualmente nelle nostre acque. Ovviamente, è piuttosto difficile che un subacqueo venga a contatto con uno di questi Pesci, ma sappiate che alcuni rappresentanti del gruppo sono presenti anche in Mediterraneo.
Partiamo con il più grande (e il più innocuo di tutti), lo squalo elefante (Cetorhinus maxiums), il cui areale di distribuzione comprende anche le acque italiane.


Lo squalo elefante, detto anche cetorino, è una specie di pesce unico rappresentante della famiglia dei Cetorhinidae; è il secondo pesce esistente più grande al mondo, dopo lo squalo balena. Cetorhinus deriva dai termini greci kétos, "mostro marino", per le dimensioni gigantesche, e rhinòs, "naso", per il muso allungato. Il nome specifico maximus è un chiaro riferimento alle dimensioni.


La sua lunghezza, normalmente dell'ordine dei 9 metri per i maschi e 8-9 metri per le femmine, può talora raggiungere i 12 metri, mentre il peso può arrivare sino alle 10 tonnellate. Di forma affusolata ed elegante nonostante la mole, la coda è falcata ed assai ampia, mentre le pinne sono di dimensioni variabili. Nel maschio le pinne ventrali/pelviche sono modificate, prendono il nome di pterigopodi e fungono anche da organo copulatore. La stagione degli amori degli squali elefanti è in primavera. I maschi si servono degli pterigopodi per introdurre sacchetti trasparenti pieni di sperma (le spermatofore) nel corpo della femmina (il maschio immette nel corpo della femmina circa 50 litri di sperma!). La fecondazione avviene quando la femmina rilascia 12 milioni di minuscole uova (6 milioni da ciascun ovario) e le spermatofore si aprono, inondando le uova di sperma. I primi embrioni che si sviluppano aderiscono alle pareti uterine e si nutrono delle uova restanti, che siano fecondate o meno: un fenomeno questo noto come cannibalismo intrauterino. Gli embrioni che sopravvivono si sviluppano nel corpo materno per circa tre anni e mezzo, una “gestazione” più lunga di quella di qualsiasi altro pesce o mammifero. La femmina dà alla luce da uno a quattro piccoli già vivi e completamente formati. Non si conoscono le dimensioni alla nascita, ma il più piccolo squalo elefante osservato misurava 165 cm. Oltre che per le dimensioni (di solito meno di 4,5 metri), i giovani si distinguono dagli adulti anche per il muso più lungo, che forma una sorta di proboscide leggermente ricurva. Questo grande squalo si nutre di plancton, un insieme di alghe e animali minuscoli. E’ proprio questo tipo di cibo, reperibile in grande quantità e con poco sforzo, a rendere possibile una mole gigantesca, propria di altre specie planctofaghe, dallo squalo balena ai cetacei come balene e balenottere. Gli squali elefante si nutrono nuotando appena al di sotto della superficie dell’acqua. Tengono la bocca spalancata, lasciando che l’acqua entri nella bocca attraverso le branchie e ne fuoriesca attraverso grosse e lunghe fessure branchiali. Può sembrare strano, ma all’interno delle cinque fessure branchiali vi sono oltre 1000 spine branchiali, appendici cornee filiformi lunghe ciascuna fino a 10 centimetri che formano un filtro molto efficiente, imprigionando le particelle di cibo. Procedendo a una velocità costante di due nodi l’ora, uno squalo elefante adulto può filtrare 9.000 litri d’acqua in un’ora! Di tanto in tanto, la bocca si chiude, le spine branchiali si assottigliano e lo squalo inghiotte un boccone. In media, lo stomaco di uno di questi pesci può contenere mezza tonnellata tra uova, piccoli di pesci e larve di crostacei. Per trovare sempre adeguate quantità di plancton compie lunghe migrazioni stagionali, spostandosi in acque più fredde durante la primavera e l’estate. Nonostante i divieti vigenti in numerosi paesi, viene talvolta ancora catturato, non tanto per le sue carni, quanto per la notevole quantità di olio che può essere estratta dal suo fegato. In Islanda è usato per preparare l'hàkarl, un prodotto conosciuto come "squalo putrefatto". Capita con una certa frequenza che lo squalo elefante resti impigliato nelle reti da posta, per questo motivo non sono rari i ritrovamenti di carcasse di questi esemplari lungo le coste. Nel Red Data Book dell'IUCN è classificato tra le specie Vulnerabili, secondo alcuni è lo squalo a maggiore rischio del mondo.
A cura di Martina Di Vincenzo
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